Cassazione Penale, Ordinanza n. 30001/2025 del 29/08/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso e, conseguentemente, ha applicato le statuizioni ex art. 616 c.p.p., condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.
Esito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello che aveva confermato o comunque irrogato una pena detentiva. Nel ricorso si è lamentata la mancata valutazione della possibilità di applicare una pena sostitutiva della pena detentiva. La Corte di cassazione ha però rilevato che tale censura era formulata in modo del tutto generico quanto ai presupposti e, soprattutto, che nel giudizio di appello non risultava mai veicolata una specifica richiesta di applicazione della pena sostitutiva; pertanto la doglianza era inammissibile.
Norme richiamate
In caso di declaratoria di inammissibilità del ricorso, conseguono la condanna al pagamento delle spese processuali e, nei casi previsti, al versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende.
Massime di principio
- È inammissibile il ricorso per cassazione che deduca l'omessa valutazione di una pena sostitutiva senza indicare in modo specifico i relativi presupposti.
- La censura relativa alla mancata applicazione di una pena sostitutiva non può essere proposta utilmente in cassazione se la relativa istanza non è stata previamente formulata nel giudizio di merito, quantomeno in appello.
- La generica contestazione di un'omessa valutazione del trattamento sanzionatorio non è sufficiente a superare il vaglio di ammissibilità del ricorso.
- Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso seguono le conseguenze economiche previste dall'art. 616 c.p.p.
Come è indicizzato
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