Sentenza del 22/03/2017 n. 7279 - Corte di Cassazione
Accertamento delle Imposte - condono - legge n. 289/2002 - plusvalenza per cessione di azienda - versamento dell'imposta " esclusivamente" secondo il principio di competenza.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale il privato
La controversia
L’Agenzia delle Entrate ha impugnato la sentenza della Commissione tributaria regionale della Liguria del 19 luglio 2011 per violazione e falsa applicazione dell’art. 16, comma 5, della legge n. 289/2002. Sosteneva che, ai fini del condono delle liti fiscali pendenti, si potessero scomputare soltanto i versamenti dovuti in base alle regole sulla riscossione frazionata durante la lite, non i pagamenti spontanei effettuati dai contribuenti dal 1996 al 1999, quando avevano dichiarato per cassa la plusvalenza da cessione della farmacia anziché imputarla per competenza al 1995. I contribuenti opponevano che la possibilità di utilizzare quelle somme a compensazione era già stata riconosciuta con sentenza passata in giudicato.
La decisione
La controversia originava dagli avvisi di accertamento notificati il 18 gennaio 2001 per il 1995, con cui era stato accertato a carico della comunione un maggior reddito d’impresa di lire 610.692.000 per la plusvalenza da cessione della farmacia e il corrispondente reddito da partecipazione per i suoi componenti. La Commissione tributaria provinciale aveva confermato la plusvalenza, riconoscendo però la compensazione con le imposte già versate; la Commissione tributaria regionale aveva confermato tale esito con sentenza n. 60 del 2006, divenuta definitiva. Dopo che i contribuenti avevano chiesto la definizione agevolata ai sensi dell’art. 16 della legge n. 289/2002, scomputando i versamenti pregressi, l’Agenzia aveva negato il condono il 15 novembre 2004. Le Commissioni tributarie avevano annullato il diniego e la CTR Liguria aveva respinto gli appelli dell’Ufficio. La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso dell’Agenzia: la decisione impugnata si fondava sul giudicato esterno che aveva riconosciuto il diritto alla compensazione, e l’Agenzia non aveva censurato specificamente tale ratio, sicché non poteva contestare nuovamente lo scomputo nel procedimento sul condono. Spese compensate per la peculiarità della questione.
Norme richiamate
Legge n. 289/2002, art. 16, comma 5
La disposizione disciplina quali somme possono essere scomputate da quelle dovute per chiudere una lite fiscale pendente. In questa causa, tuttavia, la questione interpretativa non è stata decisa nel merito: il precedente giudicato aveva già riconosciuto ai contribuenti la compensazione dei versamenti e l’Agenzia non aveva contestato specificamente tale fondamento della sentenza impugnata.
Massime di principio
- Quando una sentenza passata in giudicato riconosce il diritto del contribuente a utilizzare versamenti pregressi in compensazione, l’Amministrazione non può rimettere in discussione quel diritto in un successivo giudizio sul condono, nei limiti coperti dal giudicato.
- Nel ricorso per cassazione occorre censurare in modo specifico la ragione giuridica che sostiene la decisione impugnata. Se la decisione poggia autonomamente su un giudicato esterno e quel fondamento non viene contestato, la censura relativa all’interpretazione della norma sul condono non è sufficiente a ottenere la cassazione.
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