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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39146/2024 del 25/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza della Corte d'appello di Trento (06/12/2023) che aveva riconosciuto ad Aldo Crisponi un indennizzo per equa riparazione pari a euro 28.298,40 per ingiusta detenzione dal 15 aprile al 26 ottobre 2019. Il Ministero deduceva che la Corte non avrebbe adeguatamente valutato la sussistenza di una condotta ostativa del Crisponi — per colpa grave o colpa lieve — che avrebbe dovuto escludere o ridurre il diritto all'indennizzo, sostenendo che i suoi comportamenti potevano essere percepiti come indicativi di grave imprudenza e contiguità a condotte illecite altrui. In diritto il Ministero denunciava violazione di legge, violazioni procedurali e vizio di motivazione per la mancata valutazione della colpa grave e della colpa lieve ai fini della riduzione dell'indennizzo.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Ha ritenuto che la Corte d'appello di Trento aveva esaminato puntualmente il materiale istruttorio e correttamente escluso che la condotta del Crisponi, precedente e successiva alla misura cautelare, fosse dolosa o gravemente colposa; neppure la colpa lieve è stata ritenuta configurabile, considerato che l'assoluzione era basata su elementi decisivi (autenticità di firme e documenti, irrilevanza del rinvenimento della lettera nel PC) e che l'indagato aveva offerto fin dall'inizio chiarimenti circostanziati e non mendaci. Il Collegio ha quindi rigettato il ricorso, condannando il Ministero al pagamento delle spese processuali e, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., all'onere di versare equitativamente euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Usato come base per condannare il ricorrente al pagamento delle spese e per disporre, in via equitativa, il versamento di una somma alla Cassa delle Ammende in caso di ricorso dichiarato inammissibile.

  • Sentenza Corte Costituzionale 13 giugno 2000, n. 186

    Richiamata quale riferimento sui criteri e limiti per l'imposizione di sanzioni pecuniarie e per la valutazione della condotta del ricorrente nella determinazione dell'inammissibilità; utilizzata per valutare l'opportunità del versamento equitativo alla Cassa delle Ammende.

Massime di principio

  • Per escludere o ridurre l'indennizzo per ingiusta detenzione lo Stato deve dimostrare specificamente che la condotta del detenuto ha concorso alla detenzione in termini di dolo o di colpa grave o, in alcuni casi, di colpa lieve; mere affermazioni generiche non sono sufficienti.
  • Se il soggetto ha fornito fin dall'inizio spiegazioni credibili, circostanziate e utili all'accertamento della verità (indicando testimoni, legali, fatti verificabili), tale comportamento pesa contro la qualificazione della sua condotta come gravemente colposa o mendace.
  • La revoca di una misura cautelare per venir meno delle esigenze cautelari (e non per una nuova valutazione negativa del quadro indiziario) rende più difficile sostenere che il detenuto abbia avuto una condotta colposa che abbia giustificato l'esclusione dell'indennizzo.
  • I giudici di legittimità non possono limitarsi a rilanciare argomentazioni generiche: un riesame del merito non fondato su specifiche critiche alla motivazione sottostante è spesso dichiarato inammissibile.
  • L'inammissibilità del ricorso può comportare condanna alle spese e, ai sensi dell'art. 616 c.p.p. e principi affini, l'obbligo di un versamento equitativo alla Cassa delle Ammende; i giudici valutano caso per caso l'entità di tale versamento.

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