Cassazione Penale, Sentenza n. 44682/2022 del 24/11/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione per violazione di legge e omessa motivazione in relazione al riconoscimento della recidiva reiterata di cui all'art. 99, comma 4, cod. pen. La difesa osservava che lo Iovine, pur essendosi confessato, non era mai stato precedentemente dichiarato "recidivo" e che quindi mancava il presupposto formale per l'applicazione della recidiva reiterata; segnalava inoltre incongruenze tra la recidiva contestata (reiterata, specifica ed infraquinquennale) e quella effettivamente applicata dal GIP (specifica e reiterata).
La decisione
Il ricorso è stato rigettato. La Corte di Cassazione ha ritenuto che, in base all'orientamento giurisprudenziale prevalente richiamato in motivazione, la recidiva reiterata può essere valutata dal giudice della cognizione anche in assenza di una precedente sentenza che abbia "dichiarato" lo status di recidivo, purché al momento della commissione del reato sussistano condanne definitive che dimostrino la maggiore pericolosità sociale del soggetto. Nel caso concreto risultavano, alla data del fatto (ottobre 2019), precedenti condanne definitive (tra cui condanne confermate per associazione mafiosa e condanne per furto, nonché sentenze relative alla violazione degli obblighi della sorveglianza speciale con ricorrenza di recidiva), per cui i presupposti per l'aggravamento erano considerati soddisfatti. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato infondato e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
La Corte interpreta la recidiva reiterata come circostanza aggravante che il giudice di merito può accertare anche se non vi è stata una precedente "dichiarazione" di recidiva in altra sentenza, purché al momento della commissione del reato sussistano condanne definitive che dimostrino la maggiore pericolosità sociale dell'imputato
art. 416-bis, comma 1, cod. pen.
Richiamato come aggravante contestata in primo grado (collegamento con fattiscia di tipo mafioso), indicato nella motivazione come circostanza rilevante ai fini della valutazione della pericolosità
Norma formale richiamata per la trasmissione della requisitoria scritta del Pubblico Ministero in Cassazione; utilizzata per riferire la posizione del PG (conclusione per il rigetto)
Massime di principio
- La recidiva reiterata va considerata una circostanza aggravante valutabile anche in assenza di una precedente sentenza che abbia formalmente "dichiarato" lo status di recidivo: è sufficiente che al momento del fatto l'imputato risulti gravato da condanne definitive che, rispetto al reato oggetto di giudizio, evidenzino una maggiore pericolosità sociale.
- Per contestare efficacemente la recidiva è necessario dimostrare la mancanza delle condanne definitive anteriori alla commissione del fatto o evidenziare profili formali e cronologici (es. irrevocabilità delle sentenze) che impediscano il riconoscimento dell'aggravante.
- Il giudice della cognizione ha poteri di accertamento sui presupposti della recidiva reiterata; tuttavia esiste giurisprudenza alternativa che richiede l'anteriorità della data di irrevocabilità delle precedenti sentenze rispetto alla data del nuovo reato, perciò le eccezioni devono essere puntualmente fondate su elementi documentali (certificato penale, date di irrevocabilità).
- In fase di impugnazione è utile segnalare sia vizi formali (mancata valutazione di specifiche questioni sollevate) sia motivazioni di merito: la discrepanza tra la recidiva contestata e quella applicata in sentenza deve essere chiarita per fini di impugnazione.
- Verificare sempre il contenuto del certificato penale e le date di passaggio in giudicato delle condanne pregresse prima di formulare o opporre rilievi sulla recidiva.
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