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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 06651/2026 del 20/03/2026

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Domanda dei privati per il risarcimento dei danni per la perdita della proprietà e la trasformazione irreversibile di un fondo a Grottaglie, imputata a opere pubbliche eseguite senza rito espropriativo. Questioni principali: 1) decorrenza della prescrizione del diritto al risarcimento (se dal momento della irreversibile trasformazione del suolo - 12/06/1982 - oppure dalla proposizione della domanda risarcitoria del proprietario - 09/03/1995); 2) qualificazione dell'occupazione (appropriativa vs usurpativa) e conseguenze sulla legittimazione passiva; 3) responsabilità in solido del Comune e dello IACP/Arca Jonica (delegato) e rilevanza dell'attività di vigilanza del Comune; 4) determinazione del valore venale del terreno (criteri di stima: indice di fabbricabilità territoriale "i.f.t." vs fondiario "i.f.f.", scelta e utilizzabilità degli atti comparativi adottati dal CTU); 5) dedotte nullità/omesse pronunce e vizi di motivazione nelle decisioni di merito.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato i mezzi principali proposti da Arca Jonica (in larga parte dichiarati inammissibili o infondati) e, conformemente all'orientamento consolidato di legittimità, ha confermato i principi secondo cui: il diritto al risarcimento per equivalente (per la perdita della proprietà) si prescrive a partire dalla proposizione della domanda risarcitoria quando il privato, con tale domanda, ha di fatto rinunciato alla restituzione del bene; la cessazione della "permanenza dell'illecito" accertata a fatti anteriori non comporta automaticamente decorrenza della prescrizione se il proprietario ha agito per equivalente; la responsabilità può gravare in solido sul delegato esecutore (IACP/Arca Jonica) e sul Comune qualora emerga mancato esercizio dei poteri di controllo/stimolo da parte del Comune; la Corte d'appello ha correttamente valutato (e condiviso le risposte del CTU) l'applicazione dell'indice di fabbricabilità territoriale per il calcolo del valore venale in presenza di PEEP, salvo il caso (non dimostrato decisivo dalla ricorrente) di comprensorio già integralmente urbanizzato che imporrebbe l'indice fondiario. Conseguentemente – con statuizioni ritenute adeguatamente motivate o non vizianti ai fini di cassazione – è stata confermata la condanna in solido del Comune di Grottaglie e di Arca Jonica al pagamento delle somme liquidate in favore degli eredi (complessivo indicato dalla Corte d'appello: € 496.335,00 oltre rivalutazione e interessi e liquidazioni per il mancato godimento per il quinquennio rilevante), con compensazione integrale delle spese di lite in ragione del mutamento giurisprudenziale; i ricorsi incidentali presentati dalle controparti sono per lo più stati dichiarati inammissibili o infondati e non hanno modificato l'esito favorevole per gli eredi.

Norme richiamate

  • codice civile, art. 2935

    articolo richiamato come riferimento per la decorrenza della prescrizione del diritto; la Corte interpreta che, nei casi di occupazione permanente e trasformazione irreversibile senza decreto di esproprio, la prescrizione del diritto al risarcimento per equivalente decorre dalla proposizione della domanda quando il proprietario rinuncia alla restituzione del bene

  • codice civile, art. 2947

    richiamato nel contesto del decorso della prescrizione e della determinazione del dies a quo, in combinazione con l'art. 2935 c.c.; la decisione conferma l'applicazione di principi civilistici sulla prescrizione in relazione all'azione risarcitoria

  • codice civile, art. 2043

    fonte della responsabilità aquiliana richiamata per il risarcimento del danno da occupazione e trasformazione illecita del suolo; la Corte conferma che la P.A. può essere tenuta al risarcimento ai sensi dell'art. 2043 c.c.

  • codice civile, art. 2055

    richiamato nei profili di responsabilità della P.A.; la Corte rileva la necessità di valutare la gravità della colpa e la rilevanza causale delle singole condotte per eventuali rapporti di regresso

  • legge n. 865/1971 (art. 51 e art. 60)

    art. 51 citato in relazione ai programmi costruttivi per edilizia residenziale pubblica; art. 60 disciplina la possibilità di delega all'esecuzione della procedura espropriativa: la Corte conferma che, anche nel caso di delega, il Comune resta 'dominus' della procedura e può essere responsabile in solido se omette attività di controllo

  • legge n. 167/1962 (art. 9)

    richiamata come disciplina sul piano di zona e sugli effetti degli strumenti di attuazione urbanistica (PEEP); la Corte utilizza i principi relativi alla natura conformativa del PEEP nella determinazione dell'indice di fabbricabilità applicabile

  • legge n. 458/1988 (art. 3)

    citata nel ricorso come tappa interpretativa storica per il riconoscimento legislativo del risarcimento per occupazione appropriativa; la Corte chiarisce che tale riferimento descrive un'evoluzione interpretativa ma non è il principio decisivo nel caso concreto

  • d.P.R. n. 327/2001 (art. 42-bis e art. 55)

    art. 42-bis richiamato in relazione all'istituto dell'espropriazione sanante (la Corte ha escluso la sua applicazione retroattiva nel caso indicato); art.55 citato in relazione ai criteri di liquidazione dell'indennità o del risarcimento per equivalente

  • codice di procedura civile, art. 360

    articolo fondamentale che disciplina i motivi di ricorso per cassazione; la Corte ha analizzato i mezzi alla luce delle nuove modalità di censura (omesso esame di fatto decisivo, vizio di motivazione etc.), dichiarando molti motivi inammissibili o infondati

  • codice di procedura civile, art. 384

    richiamato per i limiti del giudice di rinvio e per l'obbligo di conformità al principio di diritto enunciato dalla cassazione pregressa; la Corte ha verificato la correttezza dell'ottemperanza alle statuizioni di rinvio

  • codice di procedura civile, art. 92

    art. 92 (disciplina spese) richiamato per giustificare la compensazione integrale delle spese in considerazione del mutamento giurisprudenziale intervenuto nel tempo; la Corte ha ritenuto la compensazione adeguatamente motivata ratione temporis

Massime di principio

  • Prescrizione del risarcimento per equivalente: quando il proprietario rinuncia alla restituzione del bene proponendo l'azione di risarcimento, il dies a quo per la prescrizione del diritto al risarcimento per equivalente si individua nella data di proposizione della domanda; il mero accertamento anteriore dell'irreversibile trasformazione del suolo non fa di per sé decorrere la prescrizione
  • Qualificazione occupazione (appropriativa vs usurpativa): sebbene la distinzione incida sul momento di decorrenza di taluni tipi di danno, in caso di azione per equivalente la giurisprudenza consente la riqualificazione della domanda e tende a far prevalere l'accertamento del giudicato e la concreta condotta della P.A.; in ogni caso l'effetto pratico principale è sulla quantificazione del danno e sulla legittimazione passiva
  • Responsabilità del delegante e del delegato: la P.A. delegante (Comune) resta 'dominus' della procedura anche se delega l'esecuzione (IACP/Arca Jonica); il mancato esercizio di controllo o di stimolo può realizzare responsabilità concorrente o solidale a carico del delegante
  • Determinazione del valore venale: per aree comprese in un PEEP è ragionevole applicare l'indice di fabbricabilità territoriale (i.f.t.) quale indice medio di volumetria del comprensorio, salvo prova concreta e decisiva che la zona sia già integralmente urbanizzata alla data di riferimento (in tal caso si privilegia l'indice fondiario - i.f.f.)
  • Valutazione peritale e atti comparativi: il CTU deve scegliere atti comparabili per destinazione urbanistica, omogeneità di contesto e vicinanza temporale; l'utilizzo di atti anomali (donazioni, atti con destinazioni diverse, atti troppo distanti nel tempo) è criticabile e può ridurre l'attendibilità della stima se non adeguatamente motivato e corretto
  • Onere delle censure in cassazione: i motivi di cassazione devono essere specifici, individuare con precisione le domande/eco- cezioni ovvero i fatti decisivi omessi e dimostrare la loro incidenza sulla decisione; le censure generiche o miste (fatto/diritto) rischiano l'inammissibilità
  • Spese di lite: la compensazione, in presenza di mutamento o novità giurisprudenziale intervenuta nel tempo e adeguatamente motivata, può giustificare la ripartizione o la compensazione integrale delle spese tra le parti

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