Cassazione Penale, Ordinanza n. 21371/2026 del 10/06/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso perché fondato su motivi non specifici, meramente ripetitivi di quelli già esaminati e disattesi in appello, e non idonei a sviluppare una critica argomentata della decisione impugnata. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.
Esito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Bari che aveva confermato o comunque affermato la sua responsabilità per il reato di ricettazione. L'unico motivo di ricorso contestava la correttezza dell'affermazione di responsabilità, ma la censura si limitava a riproporre le stesse doglianze già formulate in appello, senza confrontarsi in modo effettivo con la motivazione della sentenza di secondo grado.
Norme richiamate
Norma incriminatrice richiamata per individuare il reato contestato, ossia la ricettazione.
Massime di principio
- Nel giudizio di legittimità il motivo di ricorso deve contenere una critica specifica e argomentata alla motivazione della sentenza impugnata; la mera riproposizione delle doglianze già formulate in appello non è sufficiente.
- Sono inammissibili i motivi che si risolvono in una pedissequa reiterazione delle censure già respinte dal giudice di merito, quando non confrontano in modo effettivo le ragioni decisive poste a base della decisione.
- L'inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende, se applicata dalla Corte.
Come è indicizzato
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