Cassazione Penale, Sentenza n. 26880/2025 del 22/07/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Conflitto di competenza negativo relativo all'individuazione del giudice competente a decidere sulla richiesta del Pubblico ministero (istanza del 6/3/2025) di conversione della pena pecuniaria di Euro 1.291,14 inflitta con sentenza irrevocabile della Corte d'appello di Napoli del 6/7/2000. Il Magistrato di sorveglianza di L'Aquila sosteneva che, ai sensi dell'art. 677, comma 2, c.p.p., la competenza spettasse al magistrato competente per la residenza o il domicilio effettivo del condannato; Vitale risultava formalmente residente presso la Casa di reclusione di Sulmona (residenza anagrafica ma non effettiva, dato che era stato scarcerato il 25/8/2019) mentre il suo domicilio effettivo ricadeva nella circoscrizione del magistrato di sorveglianza di Napoli, il quale però aveva già ricevuto l'istanza.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato sussistente il conflitto negativo e ha pronunciato che la competenza spetta al Magistrato di sorveglianza di Napoli. Motivazione: all'atto della richiesta il condannato non era detenuto, perciò si applica l'art. 677, comma 2, c.p.p.; la residenza anagrafica presso il carcere di Sulmona è priva di attualità dopo la scarcerazione e va considerato il domicilio effettivamente dichiarato (ricadente nell'area di Napoli). Anche a titolo residuale, ove il domicilio fosse ritenuto formale, la competenza sarebbe comunque attribuita al luogo in cui fu pronunciata la sentenza irrevocabile (Napoli). Sono richiamati precedenti consolidati (Sez. U. n. 12/1997; Sez. 1 n. 50971/2018). Disposto il trasmettersi degli atti al magistrato di sorveglianza di Napoli.
Norme richiamate
Norma che disciplina il conflitto di competenza; applicata per qualificare come conflitto di competenza negativo la ricusazione contemporanea di cognizione da parte di due organi giurisdizionali
art. 677 cod. proc. pen., comma 1
"La competenza a conoscere le materie attribuite alla magistratura di sorveglianza appartiene al tribunale o al magistrato di sorveglianza che hanno giurisdizione sull’istituto di prevenzione o di pena in cui si trova l’interessato all’atto della richiesta, della proposta o dell’inizio di ufficio del procedimento"
Criterio primario di attribuzione della competenza quando l'interessato è detenuto: si guarda all'istituto in cui si trova all'atto della richiesta
art. 677 cod. proc. pen., comma 2
"Quando l'interessato non è detenuto o internato, la competenza, se la legge non dispone diversamente, appartiene al tribunale o al magistrato di sorveglianza che ha giurisdizione sul luogo in cui l'interessato ha la residenza o il domicilio. Se la competenza non può essere determinata secondo il criterio sopra indicato, essa appartiene al tribunale o al magistrato di sorveglianza del luogo in cui fu pronunciata la sentenza di condanna, di proscioglimento o di non luogo a procedere, e, nel caso di più sentenze di condanna o di proscioglimento, al tribunale o al magistrato di sorveglianza del luogo in cui fu pronunciata la sentenza divenuta irrevocabile per ultima"
Regola applicabile quando il condannato non è detenuto: prevale il criterio della residenza o del domicilio effettivo; in mancanza di determinazione secondo tale criterio, rileva il luogo di pronuncia della sentenza irrevocabile (criterio residuale)
Sez. U., n. 12 del 29/10/1997 (Russo)
Precedente consolidato che conferma l'applicabilità del criterio dettato dall'art. 677, comma 1, per l'attribuzione della competenza in materia di magistratura di sorveglianza
Sez. 1, n. 50971 del 28/09/2018 (Magistrato di sorveglianza di Avellino)
Precedente più recente che estende l'applicabilità dell'art. 677 anche alle questioni relative alla conversione delle pene pecuniarie e alle modalità esecutive
Massime di principio
- Se il condannato è detenuto all'atto della richiesta, la competenza si determina in base all'istituto penitenziario in cui si trova (art. 677, comma 1 c.p.p.).
- Se il condannato non è detenuto, la competenza va al magistrato del luogo di residenza o domicilio effettivo al momento della richiesta (art. 677, comma 2 c.p.p.); la mera residenza anagrafica presso una casa di reclusione, se non attuale, non prevale sul domicilio effettivo.
- Se residenza/domicilio non permettono di determinare la competenza, si applica il criterio residuale: il luogo in cui è stata pronunciata la sentenza irrevocabile (o, se più sentenze, quello dell'ultima irrevocabile).
- In caso di conflitto tra due magistrati che ricusano la competenza (conflitto negativo), la Corte di Cassazione decide quale organo è competente applicando i criteri di cui all'art. 677; è utile verificare documentazione anagrafica e dichiarazioni di domicilio al momento della scarcerazione.
- Per evitare contestazioni, il Pubblico ministero e gli uffici giudiziari dovrebbero accertare e documentare l'effettiva residenza o il domicilio del soggetto al momento della presentazione dell'istanza.
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