Sentenza n. 1347/2026 - Brescia, Sezione 1
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: mancata esecuzione della sentenza del Tribunale ordinario di Brescia n. 548/2024, che aveva riconosciuto il diritto alla Carta del docente per gli anni scolastici 2021/2022, 2022/2023 e 2023/2024
Esito
Favorevole al ricorrente (docente)
Prevale il privato
La controversia
Il docente ha proposto ricorso per ottemperanza alla sentenza del Tribunale ordinario di Brescia n. 548/2024, pubblicata il 25 giugno 2024 e notificata al Ministero il 17 settembre 2024. La sentenza aveva accertato il diritto all’assegnazione della Carta elettronica per l’aggiornamento e la formazione del docente per gli anni scolastici 2021/2022, 2022/2023 e 2023/2024 e condannato il Ministero a consentire la generazione dei relativi buoni. Il ricorrente lamentava la mancata esecuzione del giudicato e chiedeva l’ottemperanza, oltre alla rifusione delle spese e al rimborso del contributo unificato.
La decisione
Nel corso del giudizio il Ministero ha documentato che il 25 febbraio 2026 Sogei aveva accreditato nel Borsellino elettronico l’importo riconosciuto dalla sentenza, circostanza confermata dal ricorrente. Poiché la pretesa era stata integralmente soddisfatta in sede amministrativa, il TAR ha dichiarato cessata la materia del contendere ai sensi dell’art. 34, comma 5, c.p.a. Ha rilevato che il tardivo adempimento confermava la fondatezza della pretesa e, applicando la soccombenza virtuale, ha condannato il Ministero a rifondere cinque sesti delle spese, liquidate in euro 500,00 oltre accessori, con distrazione al difensore antistatario; ha compensato la restante parte tenendo conto del comportamento collaborativo dell’Amministrazione, dei tempi intercorsi e della serialità dei ricorsi, che giustificava una riduzione del compenso per ciascun giudizio. Ha disposto inoltre il rimborso del contributo unificato, ove effettivamente versato.
Norme richiamate
In ragione di quanto sopra, pertanto, si deve ritenere che la domanda proposta in giudizio abbia trovato piena soddisfazione in sede amministrativa, sicché il Tribunale non è più chiamato a pronunciarsi sull’oggetto della controversia ai sensi dell’art. 34, comma 5, c.p.a..
La piena soddisfazione della pretesa durante il giudizio comporta che il giudice non debba più pronunciarsi sull’oggetto della controversia e dichiari cessata la materia del contendere.
Massime di principio
- Quando, nel corso del giudizio di ottemperanza, l’Amministrazione esegue integralmente il comando contenuto nel giudicato e il ricorrente conferma l’avvenuto adempimento, la domanda è pienamente soddisfatta e va dichiarata cessata la materia del contendere.
- In caso di cessazione della materia del contendere per adempimento tardivo, le spese possono essere regolate secondo la soccombenza virtuale, ponendole a carico dell’Amministrazione la cui condotta ha reso necessario il ricorso.
- La serialità di ricorsi analoghi e la conseguente standardizzazione della gestione professionale possono essere considerate, insieme alle altre circostanze del caso, ai fini della riduzione del compenso liquidato per ciascun giudizio.
Come è indicizzato
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