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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22984/2022 del 13/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso la conferma in appello delle condanne per bancarotta fraudolenta documentale specifica e patrimoniale. Quattro censure: 1) per la bancarotta patrimoniale, si deduce che le tre autovetture erano indicate dal ricorrente come depositate presso un luogo noto (deposito ACI) e quindi la mancata acquisizione da parte del curatore sarebbe dovuta a sua scelta, non a distrazione; 2) per la bancarotta documentale, si sostiene che il ricorrente avrebbe collaborato e specificato al curatore il luogo di custodia delle scritture contabili (sede operativa), per cui non vi sarebbe stato dolo nella mancata consegna; 3) omessa assunzione di prova decisiva: richiesta di nuovo esame del curatore relativamente a un verbale del 26/03/2013; 4) vizio nella determinazione delle pene accessorie, ritenute semplicemente allineate alla pena principale senza motivazione adeguata.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Primo motivo dichiarato inammissibile per mancata produzione dell'atto richiamato; nel merito la Corte osserva che il fallito mantiene obblighi di custodia e che l'indicazione generica del luogo non esime dall'obbligo di consegna o dall'addebito di distrazione. Secondo motivo manifestamente infondato: l'obbligo di consegna delle scritture contabili grava sul fallito e l'indicazione del luogo non esclude la responsabilità. Terzo motivo inammissibile: la richiesta di rinnovazione probatoria si fondava su documenti anteriori alla sentenza di primo grado e pertanto non rientra nelle prove sopravvenute. Quarto motivo infondato: le pene accessorie sono state correttamente commisurate alla pena principale in applicazione della giurisprudenza costituzionale e di legittimità. Conclusione: ricorso rigettato; ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 219 legge fallimentare

    Ricorrenza dell'aggravante prevista dall'art. 219 per i reati fallimentari; la sentenza la prende in considerazione nel determinare la responsabilità e la pena.

  • art. 88 legge fallimentare

    Stabilisce l'obbligo del fallito di consegnare al curatore le scritture contabili e i documenti inerenti l'impresa; la Corte sottolinea che tale obbligo grava sul fallito e che l'indicazione del luogo di conservazione non sostituisce la consegna.

  • art. 216, ultimo comma, legge fallimentare

    Disposizione relativa alle pene accessorie per i reati fallimentari; la Corte ricorda che, dopo la pronuncia della Corte Costituzionale n. 222/2018, le pene accessorie, determinate solo in via massima, devono essere commisurate alla durata della pena principale.

  • art. 37 cod. pen.

    Principio generale per la determinazione delle pene accessorie in rapporto alla pena principale; applicato per giustificare l'allineamento della durata delle pene accessorie a quella della pena principale concretamente irrogata.

  • Cass. civ., n. 17605 del 9/2015

    Giurisprudenza civile richiamata per chiarire che la sentenza di fallimento trasferisce la gestione al curatore ma non determina lo spossessamento in senso civilistico; tuttavia il fallito mantiene obblighi di custodia fino alla consegna al curatore.

  • Sez. 5, n. 13528 del 08/02/2017

    Precedente di legittimità che conferma l'obbligo di custodia del fallito sui beni e la possibilità di addebitargli la mancata consegna.

  • Sez. 5, n. 19896 del 07/03/2014

    Richiama il principio che il giudice non può limitarsi a constatazioni formali sull'assenza dei beni ma deve valutare le indicazioni fornite dal fallito; tuttavia tali indicazioni devono essere specifiche e consentire il recupero o la conoscenza della sorte dei beni.

  • Sez. 5, n. 17228 del 17/01/2020

    Ulteriore conferma che le informazioni fornite dal fallito devono essere tali da permettere il recupero dei beni o di conoscerne la sorte; indicazioni generiche non precludono l'addebito penale.

  • Sez. 1 n. 40705 del 10/01/2018

    Principio secondo cui la mancata rinnovazione dell'istruzione dibattimentale in appello integra vizio solo se si tratta di prove sopravvenute dopo la sentenza di primo grado; qui la prova richiamata era anteriore e dunque la censura è inammissibile.

  • Sez. 5, n. 1968 del 07/12/2018 (dep. 2019)

    Giurisprudenza che sancisce la regola di commisurazione delle pene accessorie alla pena principale in applicazione della pronuncia costituzionale citata.

Massime di principio

  • Il fallito/amministratore ha l'obbligo personale e diretto di consegnare al curatore le scritture contabili e i documenti societari; la semplice indicazione del luogo di deposito non sostituisce la consegna e non esclude automaticamente la responsabilità penale per bancarotta.
  • La mancata acquisizione materiale di beni o documenti da parte del curatore, per decisione economica o gestionale, non impedisce di ritenere la condotta distrattiva o occultativa del fallito se permangono indici di mancata consegna o di occultamento.
  • Perché una richiesta di rinnovazione dell'istruttoria in appello sia rilevante, la prova invocata deve essere sopravvenuta o scoperta dopo la sentenza di primo grado; documenti già esistenti al tempo del dibattimento non giustificano la riassunzione probatoria in appello.
  • Le pene accessorie previste in via massima per i reati fallimentari devono essere commisurate alla pena principale effettivamente inflitta, conformemente alla giurisprudenza costituzionale e di legittimità.
  • Nella valutazione della responsabilità per bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale, il giudice deve verificare la specificità e l'effettiva efficacia delle indicazioni fornite dal fallito per il recupero dei beni o dei documenti; indicazioni vaghe o non produttive non escludono il fatto doloso.

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