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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11920/2025 del 25/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la sentenza con unico motivo di ricorso per cassazione deducendo violazione di legge e vizio di motivazione in ordine alla ritenuta responsabilità e alla qualificazione giuridica del fatto. Ha sostenuto che non risultavano minacce o violenze, che la vittima aveva escluso di aver subito minacce e che il coimputato Passalacqua si era limitato a consegnare il proprio numero di telefono senza allusioni a contesti criminali o minacce implicite. Ha inoltre affermato che il ricorrente non aveva avuto alcun ruolo attivo, non avendo proferito parola né rafforzato il proposito criminoso altrui, per cui la sua presenza sul luogo sarebbe stata mera contingenza non punibile.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Ha ritenuto che le sentenze di merito avevano adeguatamente valorizzato elementi oggettivi di intimidazione: l'atteggiamento intimidatorio del coimputato Passalacqua, la sua presentazione con nome riconosciuto nella zona e la consegna del numero di telefono con la frase che la vittima "prima o poi ne avrebbe avuto bisogno", circostanze che avevano spinto la vittima a cedere a una richiesta di denaro e a denunciare l'accaduto. Quanto al ruolo del ricorrente, la Corte ha richiamato il principio secondo cui la semplice presenza non meramente casuale sul luogo dell'estorsione può integrare concorso quando fornisce stimolo o senso di sicurezza all'autore e palesa adesione alla condotta delittuosa; nel caso concreto si è ritenuto che la presenza del Veneziano, la sua partecipazione al luogo insieme al coimputato e il fatto che uscì dal locale con lui dopo l'incasso dimostravano adesione. Conseguentemente il ricorso è stato rigettato e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • Massima di Cassazione (precedente)

    Sez. 2, n. 28895 del 13/07/2020 (Massaro, Rv. 27981)

    Principio secondo cui ai fini del concorso di persone nell'estorsione è sufficiente la semplice presenza, purché non meramente casuale, quando essa fornisca stimolo o maggior senso di sicurezza all'autore del reato e palesi chiara adesione alla condotta delittuosa

  • art. 629 c.p. (estorsione)

    Applicazione della fattispecie di estorsione: la condotta di ottenere denaro mediante minaccia o abuso di situazione di timore; la valutazione delle minacce può fondarsi anche su condotte e contesto intimidatorio, non solo su formule minacciose esplicite

Massime di principio

  • La minaccia idonea a integrare estorsione può essere anche implicita: atteggiamenti intimidatori, reputazione del soggetto e frasi allusive (es. consegna del numero con la sottintesa utilità futura) possono costituire minaccia efficace.
  • La semplice presenza di un soggetto sul luogo dell'estorsione non è automaticamente innocua: se non casuale e idonea a fornire supporto, stimolo o senso di sicurezza all'autore, può integrare concorso nel reato.
  • La dichiarazione della vittima che esclude di aver subito minacce non esclude automaticamente la responsabilità degli imputati se dagli elementi oggettivi del contesto emerge un'intimidazione percepita e produttiva di effetto (pagamento, denuncia per timore di richieste future).
  • In Cassazione non è possibile rimettere in discussione la valutazione di fatto fatta dai giudici di merito se essa è coerente e priva di vizi logico-giuridici; il ricorso deve dimostrare specifici errori di diritto o contraddizioni logiche nelle motivazioni.
  • Per la difesa, è strategico contestare la non casualità della presenza (dimostrandone la mera casualità) o evidenziare errori di diritto o lacune nella motivazione per riuscire a sovvertire una decisione di merito.

Testo integrale

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