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Sentenza

Sentenza del 22/02/2017 n. 4574 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

La controversia riguardava l’avviso di accertamento IVA per il 2002, che recuperava l’imposta relativa a fatture stornate mediante note di credito ritenute generiche e irregolari e ulteriore IVA detratta su fatture passive ritenute indebitamente detratte. La società aveva ottenuto ragione in primo grado limitatamente alle note di credito; il resto dell’accertamento era stato confermato. In cassazione ha proposto un unico motivo, denunciando violazione degli artt. 112 e 132 c.p.c. e omessa o insufficiente pronuncia, in relazione a più numeri dell’art. 360 c.p.c.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Anzitutto, il ricorso non esponeva sommariamente i fatti di causa: ometteva i motivi dell’impugnazione originaria e le ragioni della decisione di primo grado, e i richiami contenuti nell’atto di appello non consentivano di ricostruire adeguatamente la controversia senza consultare altri atti. Inoltre, l’unico motivo mescolava in modo unitario e globale mezzi d’impugnazione eterogenei e incompatibili, rimettendo impropriamente alla Corte la scelta della censura da esaminare. Nessuna decisione è stata quindi resa nel merito dell’accertamento IVA. La sentenza della Commissione tributaria regionale, che aveva rigettato sia l’appello principale della società sia l’appello incidentale dell’Ufficio e confermato la decisione di primo grado, è rimasta ferma. Nulla sulle spese.

Norme richiamate

  • Art. 366, primo comma, n. 3, c.p.c.

    è onere del ricorrente, impostogli a pena di inammissibilità del ricorso dall'art. 366 cit., di porre la corte di cassazione nella condizione di avere una chiara e completa cognizione dei fatti che hanno originato la controversia e dell'oggetto dell'impugnazione, senza dover ricorrere ad altre fonti o atti in suo possesso, compresa la stessa sentenza impugnata

    Il ricorso per cassazione deve contenere una ricostruzione autonoma, chiara e sufficiente dei fatti rilevanti e dell’oggetto dell’impugnazione. Non basta rinviare ad altri atti del processo o alla sentenza impugnata; la mancanza comporta l’inammissibilità.

  • Art. 360 c.p.c.

    pur in presenza di una critica formulata unitariamente e in modo globale, sono mescolati fra loro mezzi di impugnazione eterogenei e incompatibili, per cui la scelta del mezzo appropriato dovrebbe essere rimessa in ultima analisi al giudice di legittimità, mentre ciò non è consentito

    Le censure di cassazione devono essere formulate in modo da individuare con chiarezza il vizio dedotto e il pertinente mezzo d’impugnazione. Non è ammissibile accorpare censure eterogenee e incompatibili affidando alla Corte la scelta della qualificazione.

Massime di principio

  • Nel ricorso per cassazione il ricorrente deve esporre direttamente i fatti essenziali, l’oggetto della controversia e le ragioni delle decisioni di merito: rinvii o trascrizioni isolate di altri atti non sostituiscono un’esposizione completa e comprensibile.
  • Ogni censura va formulata in modo specifico e coerente con il vizio processuale o sostanziale dedotto. La sovrapposizione indistinta di motivi incompatibili può rendere il ricorso inammissibile, perché non spetta alla Corte scegliere quale motivo esaminare.
  • Quando il ricorso è dichiarato inammissibile per ragioni processuali, la Corte non decide la fondatezza sostanziale delle contestazioni fiscali; resta quindi ferma la decisione di merito impugnata.

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