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Cassazione Civile, Ordinanza n. 10989/2023 del 26/04/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (proprietari)

La controversia

La controversia nasce dalla richiesta, proposta dai proprietari di un fondo già ablato e poi acquisito in via sanante, di ottenere l'autorizzazione allo svincolo della somma liquidata dall'ente espropriante a titolo di indennità. La Corte d'appello aveva respinto l'istanza ritenendo che l'unico caso in cui l'autorità giudiziaria può disporre il pagamento dell'indennità in luogo dell'espropriante sia quello previsto dall'art. 29 d.P.R. 327/2001, e quindi che non esistesse una base normativa per accogliere la domanda introdotta dai proprietari. In cassazione i ricorrenti deducevano: 1) violazione del contraddittorio ex art. 101, comma 2, c.p.c., perché la ragione decisoria sarebbe stata estranea al confronto tra le parti; 2) violazione dell'art. 737 c.p.c., sostenendo che la domanda era stata introdotta con le forme della volontaria giurisdizione e non avrebbe dovuto sfociare in sentenza; 3) violazione dell'art. 112 c.p.c., perché il giudice avrebbe mutato la domanda attribuendole natura contenziosa; 4) violazione degli artt. 28 e 29 d.P.R. 327/2001, assumendo che, abrogate le previgenti disposizioni di competenza, l'iniziativa proposta fosse l'unico mezzo per ottenere il pagamento dell'indennità; 5) violazione dell'art. 91 c.p.c., contestando l'applicazione del principio di soccombenza in un procedimento asseritamente di volontaria giurisdizione.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto ammissibile il ricorso nonostante il richiamo alla volontaria giurisdizione, osservando che il provvedimento impugnato era stato emesso in forma di sentenza e che, comunque, il contenuto era decisorio perché incidente su diritti soggettivi con effetti definitivi. Nel merito ha accolto il ricorso per la ragione più liquida, ritenendo fondato il quarto motivo: il procedimento disciplinato dall'art. 28 d.P.R. 327/2001 attribuisce al proprietario espropriato un vero e proprio diritto soggettivo a ottenere lo svincolo/pagamento dell'indennità quando ne ricorrano i presupposti di legge, senza margini di discrezionalità per l'amministrazione, che deve limitarsi ad accertare la definitività della stima e l'assenza di diritti o opposizioni di terzi. Ha quindi cassato la sentenza impugnata e rinviato alla Corte d'appello di Lecce, sezione distaccata di Taranto, in diversa composizione, anche per le spese.

Norme richiamate

  • art. 101, comma 2, c.p.c.

    La censura è stata esaminata ma non accolta come ragione decisiva; la Corte ha comunque ritenuto non preclusa la scrutinabilità del ricorso.

  • art. 737 c.p.c.

    Il richiamo alla volontaria giurisdizione non impedisce l'impugnazione quando il provvedimento è emesso in forma di sentenza e ha contenuto decisorio.

  • art. 112 c.p.c.

    La censura di ultrapetizione è stata proposta, ma la decisione non ruota su tale profilo.

  • art. 28 d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327

    Attribuisce, al ricorrere dei presupposti normativi, il diritto del proprietario allo svincolo/pagamento dell'indennità; l'autorità espropriante ha un potere meramente vincolato di verifica.

  • art. 29 d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327

    "qualora esistano diritti reali sul fondo espropriato o vi siano opposizioni al pagamento, ovvero le parti non si siano accordate sulla distribuzione, il pagamento delle indennità agli aventi diritto è disposto dall'autorità giudiziaria, su domanda di chi ne abbia interesse."

    Conferma che, in presenza di diritti reali, opposizioni o mancato accordo sulla distribuzione, il pagamento è disposto dal giudice su domanda dell'interessato.

  • art. 91 c.p.c.

    La questione sulle spese è stata prospettata dai ricorrenti ma non ha impedito l'accoglimento del ricorso.

  • art. 360, comma 1, c.p.c.

    Il ricorso per cassazione è proponibile solo contro sentenze; la forma del provvedimento impugnato ha reso ammissibile il gravame.

  • art. 57 d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327

    È menzionato nel controricorso come norma transitoria invocata per sostenere l'applicazione della disciplina previgente, ma la Corte non ha accolto tale eccezione.

  • art. 12 l. 22 ottobre 1971, n. 865

    Richiamato solo come possibile disciplina previgente evocata dalla resistente.

  • art. 55 l. 25 giugno 1865, n. 2359

    Richiamato solo come possibile disciplina previgente evocata dalla resistente.

  • art. 1 l. 3 aprile 1926, n. 686

    Richiamato come eventuale norma applicabile nella disciplina previgente evocata dalla resistente.

Massime di principio

  • Il proprietario espropriato ha un diritto soggettivo allo svincolo o al pagamento dell'indennità quando la stima sia definitiva, non vi siano opposizioni tempestive o le parti si siano accordate sulla distribuzione; l'amministrazione non dispone di un potere discrezionale in materia.
  • Quando il provvedimento impugnato è emesso in forma di sentenza ed è destinato a incidere in modo definitivo su diritti soggettivi, esso è ricorribile per cassazione anche se la controversia sia stata introdotta con formule riconducibili alla volontaria giurisdizione.
  • In materia di svincolo dell'indennità espropriativa, la presenza di diritti reali di terzi, di opposizioni al pagamento o del mancato accordo sulla distribuzione radica la competenza del giudice a disporre il pagamento agli aventi diritto su domanda dell'interessato.
  • L'interpretazione delle norme espropriative deve evitare esiti di sostanziale denegata tutela, poiché la disciplina va letta in modo da garantire al titolare del diritto un rimedio effettivo per ottenere l'indennità spettante.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniContratto preliminare
RamiProcesso civileImmobiliare
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della prova

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