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Cassazione Penale, Ordinanza n. 06415/2026 del 17/02/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Bologna, che aveva parzialmente riformato la decisione del Tribunale di Forlì confermando la sua responsabilità per furto aggravato e la condanna alla pena ritenuta di giustizia. Con il primo motivo ha censurato la motivazione del giudizio di responsabilità, ma la censura è stata ritenuta una mera riproposizione delle doglianze già svolte in appello. Con il secondo motivo ha dedotto violazione di legge in relazione all'aggravante della violenza sulle cose, sostenendo una lettura non conforme al dato normativo; la Corte ha invece ritenuto corretta la qualificazione dell'asportazione della placca come mutamento di destinazione della cosa e quindi come violenza sulle cose. Con il terzo motivo ha contestato il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e, più in generale, la valutazione del trattamento sanzionatorio; anche tale doglianza è stata considerata non consentita in sede di legittimità e comunque manifestamente infondata.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto il primo motivo non specifico perché sostanzialmente reiterativo delle censure già respinte in appello; il secondo manifestamente infondato perché l'asportazione della placca integra l'aggravante della violenza sulle cose; il terzo non deducibile in cassazione e comunque infondato, sia quanto al diniego delle attenuanti generiche sia quanto al richiamo al principio del ne bis in idem in tema di determinazione della pena. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 625, primo comma, n. 2, c.p.

    L'aggravante della violenza sulle cose ricorre quando, per commettere il furto, si usa energia fisica per vincere o mutare la destinazione della resistenza posta a difesa della cosa, rendendo necessario un successivo ripristino.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non sono deducibili censure che si limitino a riprodurre in modo pedissequo motivi già proposti in appello e già esaminati dal giudice di merito, se non contengono una critica argomentata e specifica della decisione impugnata.
  • Nel furto, l'aggravante della violenza sulle cose sussiste anche quando la condotta consista nel mutare la destinazione funzionale del bene o di una sua parte, purché l'azione richieda energia fisica diretta a vincere la resistenza posta a sua difesa.
  • Ai fini della violenza sulle cose non è necessario un danneggiamento materiale irreversibile: è sufficiente che la cosa, per tornare alla funzione originaria, richieda un'attività di ripristino.
  • Il diniego delle circostanze attenuanti generiche è logicamente adeguato quando il giudice di merito valorizza gli elementi ritenuti decisivi o comunque rilevanti, senza dover esaminare analiticamente ogni elemento favorevole o sfavorevole allegato dalle parti.
  • In tema di dosimetria della pena, il medesimo dato fattuale può essere valutato più volte sotto profili diversi e per finalità distinte senza violare il principio del ne bis in idem.

Come è indicizzato

MaterieFurtoImpugnazioni
RamiDelitti contro il patrimonioProcesso penale
IstitutiInutilizzabilità della provaNe bis in idem

Testo integrale

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