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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 26415/2025 del 18/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha rigettato il riesame avverso il decreto di sequestro preventivo di 6.000.000 cartine e 19.320.000 filtri (3.240 kg), contestando la sussistenza del fumus commissi delicti per il reato di sottrazione al pagamento dell'imposta di consumo di cui all'art. 62-quinquies d.lgs. n. 504/1995 in relazione agli artt. 84 e 85 d.lgs. n. 141/2024. Il ricorrente ha sostenuto che Clas System non è soggetto obbligato ai sensi dell'art. 62-quinquies (l'imposta è dovuta all'atto della cessione alle rivendite autorizzate) e che gli ordini provenivano da distributori che non effettuano cessioni al pubblico. Ha altresì censurato la carenza motivazionale del Tribunale circa il periculum in mora e l'anticipazione dell'effetto ablativo.

La decisione

La Corte ha ritenuto fondato il primo motivo (assorbendo il secondo). Ha precisato che l'obbligo tributario previsto dall'art. 62-quinquies nasce "all'atto della cessione" dei prodotti alle rivendite autorizzate, per cui il reato di sottrazione al pagamento dell'imposta si consuma con il mancato pagamento all'atto della cessione alle rivendite. Nel caso concreto la merce era a bordo di un mezzo sbarcato da un traghetto proveniente dalla Grecia e non era stata ceduta alle rivendite: il reato non si era quindi consumato (al più si poteva prospettare un tentativo se fossero dimostrati atti inequivoci idonei a rendere impossibile l'ottemperanza). Per tali ragioni l'ordinanza del Tribunale della libertà è stata annullata e la causa rinviata al Tribunale per nuovo giudizio.

Norme richiamate

  • d.lgs. 26 ottobre 1995, n. 504, art. 62-quinquies

    "Le cartine, le cartine arrotolate senza tabacco e i filtri funzionali ad arrotolare le sigarette sono assoggettati ad imposta di consumo in misura pari a euro 0,0036 il pezzo contenuto in ciascuna confezione destinata alla vendita al pubblico"; comma 4: "L'imposta di consumo è dovuta dal produttore o fornitore nazionale o dal rappresentante fiscale del produttore o fornitore estero all'atto della cessione dei prodotti alle rivendite"; comma 5/7 richiamati per obblighi amministrativi e perimetro applicativo.

    La Corte interpreta l'obbligo tributario come sorgente "all'atto della cessione" alle rivendite autorizzate: prima di tale momento non può ritenersi consumato il reato di sottrazione al pagamento dell'imposta; prima della cessione, al più, può configurarsi il tentativo se sono stati compiuti atti inequivoci diretti a rendere impossibile il pagamento.

  • d.lgs. 26 settembre 2024, n. 141, art. 84

    "Chiunque introduce, vende, fa circolare, acquista o detiene a qualunque titolo nel territorio dello Stato un quantitativo di tabacco lavorato di contrabbando superiore a 15 chilogrammi convenzionali ... è punito con la reclusione da due a cinque anni"

    La norma ha ridefinito la rilevanza penale delle detenzioni di tabacco lavorato: sotto la soglia di 15 kg convenzionali la condotta non è più reato salvo l'applicazione di aggravanti. La Corte la utilizza per determinare la soglia e la rilevanza penale anche per i prodotti accessori mediante il rinvio del comma 7 di art. 62-quinquies.

  • determinazione direttoriale Agenzia delle dogane e dei monopoli 31/12/2019, prot. 242266/RU

    Definisce le modalità di presentazione e i contenuti della richiesta di inserimento dei prodotti accessori ai tabacchi nelle tabelle di commercializzazione e gli obblighi contabili e amministrativi dei soggetti obbligati al pagamento dell'imposta (registro carico/scarico, prospetto quindicinale, versamento con modello F24 accise, ecc.).

    La determinazione disciplina gli adempimenti e identifica i soggetti obbligati, confermando che l'immissione in consumo e la correlata imputazione fiscale sono collegati alla vendita tramite le rivendite autorizzate.

  • d.lgs. 26 settembre 2024, n. 141, art. 85

    Riferimento alle aggravanti previste dalle disposizioni nazionali complementari al Codice Doganale

    Richiamata come disciplina che può estendere la rilevanza penale anche a casi con circostanze aggravanti; la presenza o meno di aggravanti può ricondurre anche detenzioni inferiori alla soglia nella fattispecie penale.

  • codice penale, art. 56

    Applicabile ai reati omissivi propri: il tentativo è configurabile se prima della scadenza dell'obbligazione l'agente ha posto in essere atti inequivoci diretti a impedire l'adempimento dell'obbligo tributario.

  • codice di procedura penale, artt. 321 e 324 e art. 606, comma 1 (lett. b) e lett. c)

    Norme processuali richiamate nel ricorso e nella motivazione in ordine alla valutazione del riesame e dei motivi di impugnazione

    Richiamate per inquadrare i rimedi processuali e i parametri di censura: la Corte valuta la fondatezza del fumus e la correttezza dell'esercizio dei poteri del Tribunale della libertà.

Massime di principio

  • Il reato di sottrazione al pagamento dell'imposta di consumo sui prodotti accessori (cartine, filtri, cartine arrotolate) si consuma solo all'atto della cessione alle rivendite autorizzate: fino a quel momento non è sorto l'obbligo tributario e quindi non si è in presenza del reato consumato.
  • Meramente detenere o trasportare i prodotti accessori non equivale automaticamente al reato consumato: se la merce è in transito o non è stata immessa in consumo tramite le rivendite, occorre valutare se ci siano atti inequivoci che configurino il tentativo.
  • Per configurare il tentativo in un reato omissivo proprio è necessario dimostrare atti anteriori alla scadenza del termine che rendano certamente impossibile l'ottemperanza (p.es. distruzione, occultamento irreversibile, formalizzazione giuridica che esclude ogni possibilità di pagamento).
  • Nel procedimento di riesame/sequestro preventivo il giudice deve accertare il fumus commissi delicti sulla base del momento consumativo correttamente individuato dalla norma sostanziale; un'errata qualificazione temporale del reato può rendere illegittimo il mantenimento della misura cautelare reale.
  • Quanto al periculum in mora (necessità dell'anticipazione dell'effetto ablativo), la motivazione deve essere concreta e specifica: non è sufficiente la mera riproposizione del dato narrativo per giustificare il sequestro preventivo.

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