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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37115/2023 del 12/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente era stato condannato per violazione dell'art. 279, comma 1, d.lgs. 152/2006, per aver effettuato emissioni in atmosfera senza autorizzazione nell'ambito dell'attività di stampaggio ad iniezione di materie plastiche svolta dalla Metalplast Srl, di cui era amministratore. Nel ricorso si deduceva: assenza di emissioni ordinarie secondo il processo produttivo descritto dal consulente tecnico della difesa; mancanza di campionamenti e di prove tecniche (attenendosi a mere sensazioni olfattive e alla presenza di altre aziende nell'area); errata qualificazione giuridica e applicazione della normativa ambientale (compresa l'applicazione della più grave sanzione dell'art. 29 quaterdecies d.lgs. 152/2006 e l'asserita necessità di autorizzazione integrata ambientale), con valutazioni basate su congetture, sulla possibilità di incidenti e su presunzioni degli organi di vigilanza senza adeguato supporto probatorio.

La decisione

La Corte ha ritenuto fondati i motivi congiunti, rilevando una carenza di motivazione specifica e non illogica circa le ragioni per considerare l'attività soggetta ad autorizzazione alle emissioni e, ancor più, circa la tipologia di autorizzazione necessaria (in particolare l'AIA). Ha censurato l'uso di argomenti congetturali (assenza di descrizione puntuale del processo produttivo, riferimenti a possibili incidenti) e l'adozione della sanzione più grave senza spiegare la ragione della riqualificazione. Per questi motivi la sentenza di condanna è stata annullata e la causa rinviata per nuovo giudizio al Tribunale di Ancona in diversa persona fisica.

Norme richiamate

  • art. 29 quaterdecies d.lgs. 152/2006

    Norma sanzionatoria ritenuta applicata nella misura più grave dal giudice di merito; la Corte ha osservato che l'applicazione di questa fattispecie richiede una chiara motivazione che giustifichi la riqualificazione e il ricorso a tale sanzione.

  • art. 279, comma 1, d.lgs. 152/2006

    Dispositivo contestato al ricorrente quale violazione per emissioni in atmosfera senza la prescritta autorizzazione; la Corte ha ritenuto che l'accertamento della violazione richiedeva motivazione adeguata e prove tecniche.

  • art. 267, comma 1, d.lgs. 152/2006

    "agli impianti...e alle attività che producono emissioni in atmosfera"

    Definisce il campo di applicazione della disciplina sulle emissioni in atmosfera: riguarda impianti e attività che effettivamente producono emissioni, ma la Corte richiama la necessità di verifiche puntuali per accertarne la sussistenza.

  • art. 268, lett. b, d, h, d.lgs. 152/2006

    "emissione in atmosfera" s'intende "qualsiasi sostanza solida, liquida o gassosa introdotta nell'atmosfera che possa causare inquinamento atmosferico"; le "emissioni diffuse" "includono anche i COV contenuti nei prodotti"; nozione di "stabilimento"

    Fornisce le definizioni tecniche rilevanti: l'emissione comprende anche le emissioni diffuse e i COV contenuti nei prodotti; tuttavia l'accertamento della loro presenza richiede riscontri concreti e non soltanto presunzioni.

  • Allegato IV, Parte V, d.lgs. 152/2006

    prima parte intitolata "impianti ed attività di cui all'articolo 272, comma 1"

    Elenca le attività di scarsa rilevanza per le quali non è richiesta l'autorizzazione: lo stampaggio ad iniezione di materie plastiche non è espressamente fra le attività escluse, ma la Corte osserva che l'assenza di esclusione non basta a giustificare l'immediata applicazione dell'obbligo autorizzatorio senza elementi probatori.

  • art. 272, comma 1, d.lgs. 152/2006

    Indica le attività per le quali può non essere necessario il rilascio dell'autorizzazione; la Corte rileva che il giudice di merito non può ritenere automaticamente tutte le attività non elencate come produttrici di emissioni senza adeguata istruttoria.

  • art. 275 d.lgs. 152/2006

    Norma richiamata nel contesto dei COV (composti organici volatili): la disciplina distingue particolari obblighi per attività che comportano scarico di COV; la loro rilevanza deve essere dimostrata tecnicamente.

  • art. 6, comma 13, d.lgs. 152/2006

    Stabilisce i presupposti per l'obbligo di autorizzazione integrata ambientale (AIA): richiesta solo per installazioni indicate nell'Allegato VIII; la Corte ha rilevato che la sentenza non ha motivato perché fosse necessaria l'AIA nel caso concreto.

  • Allegato VIII, Parte Seconda, d.lgs. 152/2006

    Elenca le attività soggette ad AIA; lo stampaggio di materie plastiche non rientra tra le attività che di norma richiedono AIA, perciò l'adozione di tale qualificazione richiede motivazione specifica.

Massime di principio

  • L'accertamento della necessità di un'autorizzazione alle emissioni deve fondarsi su elementi tecnici e prove (campionamenti, descrizione del processo produttivo), non su congetture o sensazioni olfattive.
  • La valutazione sulla produzione di emissioni va riferita all'ordinario processo produttivo, non a ipotesi di incidenti o malfunzionamenti occasionali.
  • L'assenza dell'attività in elenchi di esenzione (es. Allegato IV/art. 272) non legittima automaticamente l'applicazione dell'obbligo autorizzatorio: il giudice deve comunque motivare specificamente la sussistenza di emissioni rilevanti.
  • Per applicare sanzioni più gravi o riqualificare il reato (ad es. ricorrere all'AIA o all'art. 29 quaterdecies) è necessaria una chiara e coerente motivazione che indichi la norma concreta applicata e le ragioni tecniche sottostanti.
  • Le definizioni normative (emissione, emissioni diffuse, COV, stabilimento) devono essere utilizzate con supporto probatorio: la mera affermazione che una materia prima possa rilasciare agenti inquinanti non sostituisce analisi tecniche.
  • Le conclusioni basate esclusivamente sulle dichiarazioni degli ispettori o su presunzioni non validate da misure strumentali possono essere censurate in sede di legittimità.

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