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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32808/2024 del 21/08/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta di riparazione per ingiusta detenzione per circa quattro anni a seguito di custodia cautelare eseguita il 30/01/2014 per l'accusa di partecipazione ad associazione di tipo mafioso (clan Brunetto). Il ricorrente ha denunciato difetto di motivazione e violazione di legge (art. 314 c.p.p.), sostenendo che la decisione di rigetto si fondasse su motivazione apodittica che riproponeva la struttura accusatoria nonostante la successiva assoluzione "per non avere commesso il fatto" (sentenza definitiva Corte d'appello Catania 22/12/2022). La difesa ha rilevato che l'unica prova era una conversazione intercettata di carattere privato, che non dimostrava l'effettivo inserimento del ricorrente nell'organigramma criminale e che il ricorrente aveva sempre proclamato la propria innocenza. Si richiamavano inoltre principi giurisprudenziali e l'art. 5, par. 1, lett. c) CEDU.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Ha ritenuto non illogica la motivazione della Corte territoriale che aveva valorizzato la conversazione intercettata, nella quale il ricorrente avrebbe auto-attribuito ruoli e conoscenze riconducibili all'ambito del clan, e le frequentazioni ambigue con soggetti legati alla criminalità organizzata come elementi indiziari rilevanti. Pertanto il rigetto della domanda di riparazione è stato confermato e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Norma richiamata dal ricorrente nella censura di violazione di legge rispetto alla custodia cautelare; la Corte non ha ritenuto sussistente una motivazione apodittica o illegittimità tale da rendere la detenzione ingiusta.

  • Convenzione europea dei diritti dell'uomo, art. 5, par. 1, lett. c)

    Richiamata dalla difesa come parametro di rispetto della libertà personale; la corte ha ritenuto che l'apertura d'indagine e la misura cautelare fossero giustificate da elementi che legittimavano l'intervento, non ravvisando violazioni tali da comportare la riparazione.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma applicata dalla Corte per condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali in caso di rigetto del ricorso.

Massime di principio

  • L'assoluzione nel merito (anche definitiva) non comporta automaticamente il riconoscimento della riparazione per ingiusta detenzione: occorre dimostrare che la custodia cautelare sia stata adottata senza plausibile fondamento o per colpa grave dell'autorità.
  • Conversazioni intercettate non classificabili a priori come "private" possono costituire base legittima per indagini e per misure cautelari se il loro contenuto riguarda fatti di rilevanza penale; la loro natura privata non esclude automaticamente la loro utilizzabilità.
  • Frequentazioni ambigue e dichiarazioni che suggeriscono conoscenze o ruoli, anche se imprecise, possono essere valutate dai giudici come indizi utili a giustificare misure restrittive, purché la loro interpretazione non sia manifestamente illogica o arbitraria.
  • Per ottenere la riparazione il danneggiato deve provare che la detenzione sia stata ingiustificata in concreto o derivante da un evidente errore/procedura negligente delle autorità; la sola mancata condanna non è sufficiente.
  • Nelle richieste di riparazione è importante documentare l'assenza di elementi concreti che potevano legittimare la custodia cautelare (es. impossibilità di fondare la misura su intercettazioni, errori nell'istruttoria, omissioni investigative rilevanti).

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