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Sentenza lavoro

Cassazione Civile, Sentenza n. 27848/2023 del 03/10/2023

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La controversia riguarda la pretesa dell'impiegata (Maffei) di ottenere il pagamento degli importi relativi ad attività incentivata svolta per conto dell'ARPA Puglia in favore di terzi. L'ARPA aveva emesso opposizione al decreto ingiuntivo sostenendo, tra l'altro, che tali prestazioni dovevano essere regolate da specifiche convenzioni, tariffari regionali e dalla contrattazione collettiva (che avrebbe vincolato modalità e criteri di remunerazione); denunciava inoltre che le somme versate non rispettavano i parametri previsti dalla contrattazione collettiva e che i provvedimenti interni dell'ente non potevano legittimare erogazioni non conformi alla normativa e alla contrattazione nazionale.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso dell'ARPA Puglia e ha cassato la sentenza della Corte d'appello di Lecce, rinviando la causa alla stessa Corte d'appello in diversa composizione per decidere nel merito (anche sulle spese). La Corte di cassazione ha formulato il principio di diritto secondo il quale: se un dipendente dell'ARPA Puglia ha eseguito, con il consenso dell'amministrazione, prestazioni oltre il normale orario in favore di terzi (art. 13 L.R. 6/1999), ha diritto ex art. 2126 c.c., in relazione all'art. 2108 c.c. e in luce degli artt. 35 e 36 Cost., al pagamento della retribuzione per lavoro straordinario; tale retribuzione deve essere determinata secondo la contrattazione collettiva nazionale applicabile (o quella integrativa conforme), senza che la mancata formale approvazione di progetti o atti interni impedisca il riconoscimento del compenso, purché sussista il consenso datoriale. Tuttavia la Corte ha censurato l'uso di prassi interne/precedenti provvedimenti illegittimi come base per quantificare compensi in modo difforme dalla contrattazione nazionale e ha rimesso al giudice di merito l'accertamento dell'effettivo svolgimento di lavoro straordinario e della misura retributiva dovuta.

Norme richiamate

  • Legge Regione Puglia n. 6 del 1999

    Regola le attività dell'ARPA Puglia (art.13: attività di consulenza per conto terzi e tariffario; art.16 e 14: collocamento nel comparto sanità e entrate da prestazioni). Determina che le prestazioni per terzi devono essere disciplinate da convenzioni e tariffari regionali; tuttavia non esclude il diritto del lavoratore al compenso per lavoro straordinario se la prestazione è stata resa con il consenso della P.A.

  • Regolamento attuativo L.R. 6/1999 (art. 28, art. 30)

    Precisa limiti all'attività esterna del personale e rinvia a regolamenti interni per disciplina dell'attività libero-professionale; conferma che le attività per conto terzi devono essere regolate da convenzioni e tariffari ma non impedisce il riconoscimento del compenso dovuto quando vi sia il consenso datoriale e lavoro oltre l'orario.

  • Contrattazione collettiva nazionale - Comparto Sanità / Area Sanità (CCNL)

    Costituisce la fonte principale per la determinazione delle retribuzioni e dei criteri di quantificazione del compenso per lavoro straordinario del personale ARPA; eventuali pagamenti devono rispettarne i parametri e la contrattazione integrativa è valida solo se conforme alla nazionale.

  • Art. 2126 c.c.

    Secondo la Corte, legittima la pretesa del lavoratore al pagamento del corrispettivo per la prestazione resa di fatto con il consenso del datore di lavoro, anche se la prestazione non fosse formalmente prevista dagli atti interni o risultasse non conforme a determinate regole autorizzatorie, purché non sussista nullità per illecito dell'oggetto o della causa.

  • Art. 2108 c.c.

    Collega l'esecuzione degli ordini del datore di lavoro al diritto al compenso per prestazioni rese nell'ambito del rapporto; interpretato insieme all'art. 2126 c.c. quale base per il riconoscimento del compenso quando la prestazione è stata autorizzata (anche implicitamente).

  • Artt. 35 e 36 Cost.

    Richiamati per rafforzare la tutela del diritto al giusto retribuito e alla dignità del lavoro nella lettura dell'art. 2126 c.c.; contribuiscono a giustificare il pagamento di prestazioni rese con consenso della P.A., anche se formalmente carenti di atti autorizzatori.

  • Legge statale n. 61 del 1994 (art. 3) / d.l. n. 496/1993 conv. L. n. 61/1994

    Individua l'istituzione delle ARPA e richiama l'applicabilità dei contratti collettivi del servizio sanitario al personale ARPA; conferma il quadro normativo di riferimento per il rapporto di lavoro e la contrattazione applicabile.

  • Artt. 1175 e 1176 c.c. (richiamati dalle parti)

    Richiamati nell'impugnazione in relazione ai doveri di diligenza e collaborazione nelle obbligazioni; non costituiscono però il fulcro della decisione della Corte che ha privilegiato il quadro di fonte pubblicistica e contrattuale e l'applicazione dell'art. 2126 c.c.

Massime di principio

  • Se un dipendente pubblico (ARPA) esegue prestazioni oltre il normale orario con il consenso, anche implicito, della pubblica amministrazione, ha diritto al compenso per lavoro straordinario secondo la contrattazione collettiva nazionale, indipendentemente dalla mancata formale approvazione di progetti o atti interni.
  • I provvedimenti interni o prassi consolidate dell'ente non possono legittimare erogazioni che violino i parametri fissati dalla contrattazione collettiva nazionale; la quantificazione del compenso deve rispettare il CCNL applicabile.
  • La mancanza di autorizzazioni formali non esclude automaticamente il diritto al pagamento quando sia dimostrabile il consenso datoriale e la prestazione rientri nell'ordinario rapporto di lavoro svolta oltre l'orario.
  • Se il pagamento è stato effettuato nei fatti dall'amministrazione (consenso esplicito o implicito), il lavoratore può ottenere il corrispettivo ex art. 2126 c.c.; l'ente che ha violato le regole autorizzatorie può tuttavia avere responsabilità interne e contabili.
  • In caso di controversia, il giudice di merito deve accertare in concreto se la prestazione integrava lavoro straordinario, se vi è stato consenso della P.A. e quantificare il compenso secondo la contrattazione collettiva; questioni di legittimità degli atti interni sono rilevanti ma non escludono automaticamente il diritto del lavoratore.

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