Cassazione Penale, Sentenza n. 48044/2022 del 19/12/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza di rigetto del riesame rispetto alla custodia cautelare in carcere per concorso in tentata estorsione aggravata, anche dal metodo mafioso. Il ricorrente deduce: 1) insufficienza e vizio di motivazione sui gravi indizi di colpevolezza, contestando la presenza sul luogo (incongruenze orarie), il valore indiziante delle intercettazioni e sostenendo che egli sarebbe rimasto silente e non partecipe delle fasi decisive; 2) carenza di motivazione sull'uso di armi, sull'aggravante del metodo mafioso e sull'appartenenza a compagine mafiosa; 3) vizio di motivazione riguardo alle esigenze cautelari, rilevando che i rapporti con i correi non dimostrerebbero appartenenza al contesto malavitoso, e che non sarebbe stata valutata adeguatamente l'attualità del pericolo di recidiva e l'idoneità della misura.
La decisione
Il ricorso per cassazione è stato dichiarato infondato e rigettato. La Corte ha ritenuto che il Tribunale di Lecce avesse fornito una motivazione specifica e congrua: i filmati delle telecamere indicavano la presenza continua del ricorrente durante l'incontro con la vittima; l'accompagnamento sul luogo di un noto esponente della criminalità (Mazzuti) e i rapporti illeciti pregressi con quel gruppo confermavano l'inserimento del ricorrente nel contesto criminale; le intercettazioni e il contesto dimostravano la minaccia estorsiva e la rilevanza delle aggravanti di interesse di gruppi criminali organizzati (metodo mafioso), mentre la questione dell'uso delle armi non era stata riconosciuta dal Tribunale e, comunque, non rilevante nella fase cautelare dato il concorso di altre aggravanti. Sulla base di tali elementi il Tribunale aveva adeguatamente motivato la necessità della misura carceraria, richiamando la presunzione prevista dall'art. 275, comma 3, c.p.p. La Corte ha inoltre condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e disposto gli adempimenti di cui all'art. 94, comma 1-ter disp.att. c.p.p.
Norme richiamate
art. 275, comma 3, cod. proc. pen.
Richiamata per la presunzione che giustifica l'applicazione di misure cautelari quando sussistono rapporti e contatti illeciti strutturati: la Corte ha ritenuto che i rapporti del ricorrente con i coindagati rendessero concreto e attuale il pericolo di recidiva, idoneo a giustificare la custodia cautelare.
art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.
Norma richiamata per gli adempimenti a carico della cancelleria dopo la decisione; menzionata nella parte dispositiva della sentenza.
Massime di principio
- La presenza ripetuta e documentata sul luogo del fatto, anche se il soggetto è rimasto silente, può costituire grave indizio se collegata al ruolo e ai rapporti con altri soggetti criminali coinvolti nell'evento.
- Intercettazioni e elementi di contesto (filmati, relazioni con esponenti noti della criminalità) vanno valutati nel loro complesso: contraddizioni formali sugli orari o su singoli dettagli difficilmente scardinano una ricostruzione motivata basata su molteplici fonti probatorie.
- In sede cautelare non è necessario dimostrare definitivamente tutte le aggravanti; è sufficiente che il giudice rilevi indizi concreti e un quadro di contesto che renda plausibile l'esistenza di aggravanti, fermo restando il limite del contraddittorio e della motivazione.
- La contestazione dell'uso di armi, se non specificamente riconosciuta dal giudice, non inficia automaticamente la misura cautelare quando vi siano altre aggravanti e elementi che giustificano il pericolo di reiterazione del reato.
- I ricorsi che si limitano a riproporre valutazioni alternative di merito senza evidenziare vizi logico-giuridici specifici nella motivazione del giudice sono destinati a essere disattesi: in sede di legittimità la Corte è molto deferente rispetto alle ricostruzioni fattuali motivate dal giudice di merito.
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