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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 31965/2024 del 06/08/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Di Bitonto chiedeva la rimessione in termini per proporre opposizione al decreto penale di condanna del 6/4/2020 (pena C 1.125,00 per il delitto di cui all'art. 7 L. 628/1961), sostenendo di non aver avuto tempestiva conoscenza del decreto perché la notifica eseguita il 6/10/2022 presso la sede sociale era stata consegnata a un dipendente che l'avrebbe inoltrata al titolare solo il 22/12/2022 (dichiarazione allegata). Il Tribunale rigettò la richiesta ritenendo insufficiente la prova dell'incolpevole mancata conoscenza.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, rilevando che il giudice di merito non ha compiuto la necessaria verifica delle circostanze oggettive allegate dall'istante. Richiamata la giurisprudenza nazionale e della Corte EDU, la Corte ha affermato che, se l'interessato svolge l'onere di allegazione delle ragioni della mancata conoscenza e non esiste prova positiva della tempestiva conoscenza, il giudice deve disporre la restituzione nel termine per l'opposizione. Pertanto l'ordinanza impugnata è stata annullata e la causa rinviata per nuovo esame.

Norme richiamate

  • art. 175, comma 2 cod. proc. pen.

    Il comma impone al giudice di verificare, sulla base delle allegazioni dell'interessato e avvalendosi dei poteri di accertamento, se il medesimo abbia avuto tempestiva ed effettiva conoscenza del provvedimento; la modifica introdotta dalla legge n. 67/2014 è richiamata come contestualizzazione normativa.

  • art. 157, comma 3 cod. proc. pen.

    Stabilisce che la notifica presso persona addetta alla ricezione degli atti è formalmente corretta e, a differenza della notifica al portiere o a chi ne fa le veci, non richiede ulteriore invio per raccomandata; tuttavia la Corte evidenzia che la regolarità formale non garantisce di per sé la conoscenza effettiva dell'atto.

  • L. 28 aprile 2014, n. 67 (modifica art. 175 c.p.p.)

    Richiamata come fonte della disciplina che ha introdotto/precisato il potere-dovere del giudice di verificare l'effettiva conoscenza dell'atto quando l'istante allega le ragioni della mancata conoscenza.

  • art. 7 L. 628/1961

    Norma sostanziale del reato per il quale è stato emesso il decreto penale di condanna; citata in relazione all'oggetto del procedimento penale ma non oggetto di specifica interpretazione nel provvedimento impugnato.

Massime di principio

  • Quando il destinatario di un decreto penale allega in modo credibile le ragioni per cui non ha avuto tempestiva conoscenza, l'onere probatorio richiesto è di mera allegazione: il giudice deve quindi attivare i suoi poteri di verifica e, in assenza di prova positiva della tempestiva conoscenza, disporre la restituzione nel termine per proporre opposizione.
  • La regolarità formale della notifica a mani di terzi (persona addetta alla ricezione) non è di per sé prova dell'effettiva conoscenza dell'atto; il giudice non può limitarsi a considerare la formalità, ma deve valutare le circostanze concrete che possono impedire la conoscenza.
  • L'onere dell'interessato consiste principalmente nell'allegare motivi plausibili e circostanze verificabili (es. dichiarazioni del dichiarante, mancanza di domicilio nella sede notificata, date e modalità di inoltro); superata questa allegazione, il giudice deve svolgere accertamenti e non rigettare automaticamente la richiesta.
  • In presenza di incertezza oggettiva non superata dagli accertamenti, la soluzione favorevole all'imputato è quella della rimessione in termini per garantire il diritto di difesa, in coerenza con la giurisprudenza nazionale e con i principi richiamati dalla Corte EDU.
  • Per l'avvocato difensore è opportuno documentare con precisione l'anomalia nella catena di ricezione della notifica (dichiarazioni, registro di consegna, assenza di domicilio eletto) e chiedere esplicitamente al giudice accertamenti probatori prima di considerare la richiesta inammissibile.

Testo integrale

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