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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39196/2023 del 27/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la condanna per il reato di getto pericoloso di cose (art. 674 c.p.) deducendo: carenza della prova del pericolo concreto e della idoneità a molestare le persone; errata attribuzione delle responsabilità (ruoli e poteri di intervento tra Comune e gestore, scarsa autonomia della società di gestione); vizi di qualificazione della condotta (sottolineata la natura omissiva e la necessità di prova della volontarietà); estinzione per prescrizione (periodizzazione del fatto e cessazione della posizione di garanzia prima del decorso del termine); e censura al trattamento sanzionatorio (mancato riconoscimento di attenuanti generiche e riduzione della pena).

La decisione

La Corte ha ritenuto infondati i ricorsi sul piano della responsabilità, confermando la ricostruzione fattuale del Tribunale: gli accertamenti tecnici e i sopralluoghi hanno evidenziato l'esistenza di by-pass che convogliavano reflui non depurati in mare a breve distanza dalla costa, con riscontri microbiologici (elevata carica di Escherichia coli) e più sopralluoghi che hanno ricostruito la modalità e la durata dello sversamento. La Corte ha inoltre affermato che l'art. 674 c.p. configura un reato di pericolo concreto che può realizzarsi anche mediante omissione quando sussista una posizione di garanzia; pertanto la responsabilità è stata ritenuta ascrivibile ai tre imputati in ragione dei rispettivi obblighi di vigilanza e gestione. Tuttavia la sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio per intervenuta prescrizione: la Corte ha ritenuto che la condotta illecita si sia protratta fino a data prossima a luglio 2018 e, in un'ottica di favor rei in presenza di un dies a quo non precisamente indicato, ha individuato il dies a quo nel giugno 2018; alla data della decisione in Cassazione (3 luglio 2023) la prescrizione quinquennale si era estinta, con conseguente dichiarazione di estinzione del reato.

Norme richiamate

  • art. 674 cod. pen.

    Il reato di getto o versamento pericoloso di cose è reato di pericolo concreto; non richiede la prova di un danno effettivo ma soltanto dell'attitudine a offendere, imbrattare o molestare le persone. Può integrarsi sia mediante azione che mediante omissione (cd. omissivo improprio) se l'evento pericoloso deriva dall'inosservanza dell'obbligo di evitare il pericolo da parte di chi ha una posizione di garanzia.

  • art. 40, comma 2 cod. pen.

    art. 40, comma 2 cod. pen.

    Principio di causalità omissiva: l'obbligo di evitare l'evento fa sì che l'omissione del titolare della posizione di garanzia sia equivalente, ai fini della responsabilità, a una condotta attiva quando l'evento (anche di pericolo) si verifica per mancata prevenzione. Applicato per affermare la responsabilità degli odierni imputati per omissione colposa o dolosa.

  • art. 425‑bis, comma 1 cod. pen. (richiamato nel procedimento)

    art. 425‑bis, comma 1 cod. pen.

    Richiamato come contestazione iniziale in udienza preliminare; in quella fase il G.U.P. aveva annotato carenza probatoria rispetto a tale diversa contestazione, elemento rilevato dai ricorrenti ma ritenuto non dirimente dalla Corte rispetto alla configurazione dell'art. 674 c.p. e alla valutazione complessiva delle prove.

  • norme sulla prescrizione (termini per le contravvenzioni)

    prescrizione quinquennale

    La Corte ha applicato il termine prescrizionale quinquennale tipico delle contravvenzioni, determinando il dies a quo in modo favorevole all'imputato (giugno 2018) in presenza di una data di cessazione della condotta non precisata con esattezza, con conseguente maturazione della prescrizione al 3 luglio 2023.

Massime di principio

  • Per i reati di pericolo come l'art. 674 c.p. non è necessario provare un danno concreto: è sufficiente dimostrare l'idoneità della condotta a creare pericolo per le persone; il giudice può fondare il proprio convincimento su elementi diversi dalla perizia, inclusi sopralluoghi e dichiarazioni testimoniali tecniche.
  • La responsabilità può derivare da omissione (omissivo improprio) quando l'agente detiene una posizione di garanzia: chi ha doveri di vigilanza o gestione su impianti pericolosi deve adottare misure idonee anche temporanee per evitare il pericolo imminente.
  • In procedimenti con contestazione continuata, la determinazione del dies a quo della prescrizione è centrale: in presenza di incertezza cronologica il principio favor rei impone di individuare il termine iniziale in modo favorevole all'imputato (anticipando il dies a quo se necessario).
  • Nelle controversie tecnico‑ambientali è cruciale il coordinamento fra acquisizioni tecniche (sopralluoghi, analisi microbiologiche, consulenze) e la prova della catena causale fra il comportamento omissivo/attivo e lo sversamento; la mancata manutenzione, il progetto sottodimensionato e l'utilizzo sistematico di by‑pass costituiscono elementi forti per l'attribuzione della responsabilità.
  • Dal punto di vista difensivo, per evitare condanne per omissione è utile documentare tempestivamente le competenze, i limiti di poteri decisionali, le richieste formali di intervento agli enti competenti e le iniziative concrete adottate per mitigare il rischio; tali elementi possono ridurre il profilo di colpevolezza o incidere sulla determinazione della pena.
  • Sul piano sanzionatorio, anche in presenza di grave pericolo la misura della pena può risultare attenuata; tuttavia il riconoscimento di attenuanti generiche richiede una motivazione concreta e non automatica.

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