Cassazione Penale, Sentenza n. 14045/2023 del 03/04/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione avverso l'ordinanza del Tribunale del riesame che confermava la custodia cautelare in carcere; il ricorrente deduce vizio di motivazione ex art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen., contestando la sussistenza delle esigenze cautelari ai sensi dell'art. 274, lett. c), cod. proc. pen. Sostiene che la custodia è stata disposta unicamente per l'assenza di fissa dimora, senza tenere conto della sua incensuratezza e del modesto valore dei beni oggetto del tentato furto, peraltro restituiti, e che non è stata valutata la proporzionalità rispetto a misure meno afflittive come gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Ha ritenuto che la censura si risolvesse in una diversa valutazione di fatti e circostanze già valutate correttamente dal giudice di merito. Il Tribunale del riesame aveva motivato la custodia in carcere richiamando l'arresto in flagranza, i numerosi e recenti precedenti giudiziari specifici risultanti dal Sistema Informativo Interforze, la determinazione ad agire e l'elevata capacità criminale dell'imputato, nonché l'assenza di fissa dimora idonea per gli arresti domiciliari. La Corte ha ritenuto congrua la motivazione, ha confermato l'adeguatezza e la proporzionalità della misura e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende, ordinando gli adempimenti di cancelleria.
Norme richiamate
art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen.
La censura basata su vizio di motivazione deve evidenziare un'illogicità o apoditticità della motivazione; una semplice diversa valutazione delle prove giustifica la dichiarazione di infondatezza del ricorso.
art. 274, lett. c), cod. proc. pen.
La norma relativa alle esigenze cautelari viene interpretata nel senso che possono giustificare la custodia in carcere elementi quali il concreto pericolo di reiterazione, la gravità dei fatti, precedenti specifici e l'assenza di soluzioni alternative effettive.
art. 23, comma 8, d.l. 28/10/2020, n. 137, conv. con l. 18/12/2020, n. 176
Norma procedurale richiamata per la trasmissione delle conclusioni scritte del Pubblico Ministero; uso delle disposizioni emergenziali in materia di procedure scritte.
art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.
Norma richiamata per gli adempimenti di cancelleria successivi alla decisione della Corte.
Giurisprudenza della Corte di Cassazione (es. Sez. 4, n. 6908 del 02/02/2021, Xie Zhengping)
Secondo la giurisprudenza citata, chi chiede la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari deve indicare un indirizzo concreto e fornire elementi sulla disponibilità e adeguatezza dell'abitazione e sul consenso del soggetto che ne è proprietario/conduttore/comodatario.
Massime di principio
- La Corte di legittimità non può limitarsi a riesaminare i fatti per sostituire la valutazione della motivazione del giudice di merito; occorre dimostrare un vizio concreto di illogicità o apoditticità nella motivazione
- L'arresto in flagranza, i precedenti giudiziari specifici e la concreta capacità criminale sono elementi che giustificano la permanenza in carcere se indicano un reale pericolo di reiterazione
- L'assenza di una fissa dimora effettiva è un elemento rilevante che può rendere inapplicabile la misura degli arresti domiciliari, specie se il ricorrente non indica un domicilio alternativo adeguato e il relativo consenso
- Chi propone misure meno afflittive al posto della custodia deve allegare e documentare soluzioni concrete (indirizzo, disponibilità e adeguatezza dell'abitazione, consenso del proprietario) per superare il presupposto dell'inadeguatezza della misura alternativa
- La valutazione della proporzionalità della misura cautelare si effettua comparando la gravità del fatto, la pena prevedibile e le circostanze personali: la sola modesta entità del bene preso non è decisiva se sussistono elementi che indicano pericolosità e reiterazione
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