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Cassazione Penale, Ordinanza n. 32755/2026 del 03/09/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di appello di Caltanissetta, che aveva confermato la condanna pronunciata dal Tribunale alla pena di sei mesi di reclusione e 200 euro di multa per furto aggravato di acqua. Con il primo motivo ha denunciato violazione di legge, riproponendo argomenti già esaminati e disattesi in appello. La Corte di cassazione ha ritenuto il motivo generico, rilevando che la motivazione della sentenza impugnata era adeguata e priva di vizi logico-giuridici e che il ricorrente non si era confrontato con gli elementi valorizzati dai giudici di merito, tra cui la convivenza con la persona indicata nel contratto di locazione e la sua presenza reiterata nell'immobile, constatata dal proprietario e dall'amministratore. Con il secondo motivo ha denunciato violazione e falsa applicazione dell'art. 131-bis c.p., sostenendo l'applicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Il motivo è stato ritenuto manifestamente infondato, poiché la pena edittale del furto contestato, aggravato ai sensi dell'art. 625, comma 1, nn. 2 e 7, c.p., va da tre a dieci anni di reclusione e supera i limiti previsti per l'applicazione dell'art. 131-bis c.p.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto generico il primo motivo, perché non si confrontava con la motivazione della sentenza d'appello e riproponeva doglianze già esaminate. Ha ritenuto manifestamente infondato il secondo motivo, poiché il reato, considerate le aggravanti contestate ad effetto speciale, è punito con una pena edittale da tre a dieci anni di reclusione, incompatibile con i limiti applicativi dell'art. 131-bis c.p. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 624 c.p.

    Norma incriminatrice del furto, richiamata quale base della contestazione.

  • art. 625, comma 1, n. 2, c.p.

    Aggravante del furto richiamata nella contestazione; la Corte considera le aggravanti ad effetto speciale nel determinare la pena edittale.

  • art. 625, comma 1, n. 7, c.p.

    Aggravante del furto richiamata nella contestazione; la Corte considera le aggravanti ad effetto speciale nel determinare la pena edittale.

  • art. 131-bis c.p.

    La causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto non è applicabile quando la pena edittale determinata secondo i criteri indicati dalla norma supera i limiti previsti; nel caso concreto il reato è punito da tre a dieci anni di reclusione.

Massime di principio

  • È inammissibile per genericità il motivo di ricorso per cassazione che riproponga argomenti già esaminati e respinti dal giudice d'appello senza confrontarsi specificamente con la motivazione della sentenza impugnata e con gli elementi probatori da essa valorizzati.
  • Ai fini dell'applicazione dell'art. 131-bis c.p., quando il reato è aggravato da circostanze ad effetto speciale, occorre considerare la pena edittale risultante dalla contestazione e dal trattamento sanzionatorio applicabile; se tale pena supera i limiti previsti dalla norma, la causa di non punibilità non può essere riconosciuta.

Come è indicizzato

MaterieFurtoCause di non punibilitàImpugnazioni
RamiDelitti contro il patrimonioParte generaleProcesso penale
IstitutiParticolare tenuità del fatto

Testo integrale

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