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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39135/2022 del 18/10/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha dedotto un unico motivo di ricorso per cassazione, lamentando l'illogicità della motivazione della Corte territoriale e chiedendo la riqualificazione del fatto nella ipotesi di lieve entità ex art. 73, comma 5, D.P.R. n. 309/1990. Ha contestato che la Corte avrebbe valutato in modo equivoco elementi quali il peso complessivo delle sostanze (sostenendo l'assenza di accertamento tecnico sulla reale entità), il prezzo al dettaglio (solo enunciato dall'imputato) e l'utilizzo dei precedenti specifici per dedurre un'inserimento nel narcotraffico, invece di ritenere prevalente la lieve offensività della condotta.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e, dunque, inammissibile. Ha ritenuto il motivo palesemente generico e mera reiterazione delle doglianze già svolte in appello, senza un confronto critico con le argomentazioni della decisione impugnata. Sostanzialmente la Corte ha confermato la valutazione della Corte d'Appello (che aveva ridotto la pena a anni 3 e mesi 2 di reclusione e euro 12.000,00 di multa per detenzione ai fini di spaccio di circa 200 g di marijuana e 25,627 g di cocaina), ritenendo corretta la esclusione della lieve entità in considerazione della quantità, della qualità della cocaina e del rinvenimento di materiale per pesatura/confezionamento. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 73, commi 1 e 4

    I commi riguardano il delitto di detenzione di sostanze stupefacenti e le relative sanzioni; la Corte ha confermato la qualificazione del fatto come detenzione finalizzata allo spaccio in ragione della quantità e degli elementi probatori.

  • D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 73, comma 5

    La previsione dell'attenuante della 'lieve entità' richiede una valutazione complessiva di mezzi, modalità e circostanze dell'azione nonché di quantità e qualità della sostanza (grado di purezza). La Corte ha interpretato che la lieve entità va riconosciuta solo se tutti gli elementi indicati dimostrino la minima offensività; la presenza di anche un solo elemento contrario esclude l'attenuante.

  • Corte Costituzionale, sentenza n. 186/2000

    Richiamata in relazione all'imposizione del pagamento in favore della Cassa delle ammende, per escludere ragioni di esonero del ricorrente dalla sanzione accessoria.

Massime di principio

  • Il riconoscimento della lieve entità ex art. 73, comma 5, DPR 309/1990 richiede una valutazione complessiva e motivata di tutti gli elementi rilevanti: mezzi, modalità, circostanze, quantità e qualità (grado di purezza) della sostanza; se anche uno solo di questi elementi indica una offensività non lieve, l'attenuante va esclusa.
  • In cassazione non è ammessa la mera ripetizione delle censure già proposte e motivate in appello: il motivo deve confrontarsi criticamente con le ragioni poste a fondamento della decisione impugnata, altrimenti il ricorso è dichiarato inammissibile per genericità.
  • La sola allegazione di mancanza di consulenza tecnica o di imprecisione nel calcolo del peso/quantità non obbliga il giudice a riqualificare il reato se gli elementi probatori complessivi (es. quantità significativa, elevata purezza, strumenti per il confezionamento) indicano finalità di spaccio.
  • I precedenti specifici e il rinvenimento di materiale per pesare/confezionare la droga sono elementi che, se accertati, possono legittimamente essere valutati come indicatori di professionalità e destinazione allo spaccio, incidendo negativamente sulla riconoscibilità della lieve entità.
  • Se il ricorso è dichiarato inammissibile possono essere disposte condanne alle spese e somme a favore della Cassa delle ammende salvo motivate ragioni di esonero.

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