Cassazione Penale, Sentenza n. 14858/2024 del 10/04/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente lamentava la mancata risposta della Direzione della Casa circondariale di Novara alla richiesta di ottenere copia di una nota del DAP che autorizzava una videochiamata di dieci minuti con i familiari. Il Magistrato di sorveglianza ha dichiarato "non luogo a provvedere" ritenendo che, essendosi il detenuto trasferito presso la Casa di reclusione di Milano Opera il 13/04/2022, fosse venuta meno la sua attualità di interesse al reclamo. In cassazione il ricorrente ha dedotto: 1) violazione della regola della perpetuatio iurisdictionis (competenza del giudice secondo il luogo di detenzione al momento della richiesta); 2) illegittimità della decisione assunta de plano senza instaurare il contraddittorio, non trattandosi di istanza manifestamente infondata.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto irrilevante la censura sulla competenza territoriale perché il giudice a quo non ha declinato competenza ma ha accertato la mancanza di interesse in conseguenza del trasferimento del detenuto; inoltre il ricorrente non aveva specificato quale interesse concreto avrebbe avuto a ottenere la copia della nota DAP (si tratta peraltro di provvedimento favorevole). Quanto alla decisione de plano, la Corte ha ritenuto corretta l'applicazione dell'art. 666, comma 2, c.p.p., atteso che la constatazione del trasferimento è una mera constatazione fattuale che non richiede accertamenti cognitivi o valutazioni discrezionali. Per questi motivi il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro tremila alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 666, comma 2, cod. proc. pen.
Autorizza il decreto "de plano" nel procedimento di sorveglianza quando l'istanza manca di requisiti previsti dalla legge e la constatazione di tale mancanza non richiede accertamenti cognitivi né valutazioni discrezionali; applicato correttamente alla mera constatazione del trasferimento del detenuto.
Norma sulla competenza del Magistrato di sorveglianza per territorio; la censura invocata dal ricorrente (perpetuatio iurisdictionis) è stata ritenuta estranea alla decisione poiché il giudice non ha dichiarato incompetenza ma ha rilevato la carenza di interesse in conseguenza del trasferimento.
Sentenza Corte costituzionale 13 giugno 2000, n. 186
Richiamata in relazione al principio secondo cui il versamento alla Cassa delle ammende può essere disposto a meno che non emerga che la parte abbia proposto il ricorso incolpevolmente rispetto alla causa di inammissibilità; qui non risultano elementi tali da escludere la condanna equitativa di euro 3.000.
Giurisprudenza di legittimità: Sez. 1, n. 32279 del 29/03/2018 (Focoso); Sez. 1, n. 40974 del 14/10/2011 (Cecere); Sez. 1, n. 277 del 13/01/2000 (Angemi)
Costante orientamento che ammette il decreto di inammissibilità "de plano" nei procedimenti di sorveglianza quando l'istanza è evidentemente priva dei requisiti di legge e la mancanza è constatabile senza valutazioni discrezionali; principio applicato nel caso per la mera verifica del trasferimento.
Massime di principio
- Il trasferimento del detenuto ad altra struttura può, di per sé, eliminare l'interesse a un reclamo relativo a una richiesta formulata nella precedente sede: il giudice può dichiarare il "non luogo a provvedere" se manca l'interesse attuale.
- La regola della perpetuatio iurisdictionis (competenza in base al luogo di detenzione al momento della richiesta) non è rilevante quando il giudice non ha declinato competenza ma ha semplicemente accertato la sopravvenuta carenza di interesse per fatto obiettivo (es. trasferimento).
- Il provvedimento adottato "de plano" ai sensi dell'art. 666, comma 2, c.p.p. è legittimo se l'assenza di requisito è evidente e non richiede accertamenti o valutazioni discrezionali; in tali casi non è obbligatorio instaurare contraddittorio.
- Chi impugna deve specificare l'interesse concreto e attuale alla prestazione richiesta; quando il provvedimento impugnato è favorevole, l'attore deve spiegare perché ancora necessita dell'atto o del suo accertamento.
- In caso di ricorsi dichiarati inammissibili possono essere disposte condanne alle spese e somme in favore della Cassa delle ammende, salvo prova di innocente errore o assenza di colpa nella proposizione del ricorso.
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