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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22595/2026 del 18/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la conferma della condanna per il reato di evasione sostenendo due motivi: 1) vizio di motivazione relativo alla prova del dolo, deducendo che l'allontanamento dall'abitazione (in pantofole e tuta) era motivato dall'intento di recuperare il proprio cane che stava per allontanarsi; 2) violazione di legge e vizio di motivazione per il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, atteso che l'evento sarebbe stato di scarsa offensività e commesso a breve distanza temporale dall'applicazione degli arresti domiciliari, mentre la Corte di merito ha escluso la tenuità considerando anche i numerosi precedenti penali dell'imputato.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Primo motivo: inammissibile perché i fatti rilevati dai giudici di merito - che indicano che l'imputato consapevolmente e volontariamente si è allontanato dal luogo di detenzione senza autorizzazione - non sono contestati e il movente addotto non esclude il dolo dell'evasione. Secondo motivo: infondato; la Corte d'appello ha valutato coerentemente la non sussistenza della causa di non punibilità per particolare tenuità, considerando il brevissimo periodo (circa due settimane) dall'applicazione della misura cautelare e la capacità a delinquere desunta dai molteplici precedenti, concludendo che la condotta non ha offensività minima. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • Sez. 6, n. 19218 del 08/05/2012, Rapillo, Rv. 252876

    La giurisprudenza citata conferma che il motivo che ha indotto l'imputato ad allontanarsi non esclude il dolo dell'evasione quando l'agente era consapevole del proprio stato detentivo e del divieto di allontanarsi

  • art. 131-bis c.p. (causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto)

    La valutazione della particolare tenuità richiede un giudizio concreto sull'offensività del fatto e sulle circostanze; nel caso la Corte ha ritenuto che il breve arco temporale dalla misura cautelare e la capacità a delinquere desunta dai precedenti escludessero la tenuità

Massime di principio

  • L'elemento soggettivo del reato di evasione (dolo) è incompatibile con la mera esistenza di un motivo giustificativo: se il soggetto è consapevole dello stato detentivo e del divieto, l'uscita volontaria integra il dolo anche se animata da ragioni 'di necessità' (es. recupero animale).
  • Il movente o la finalità dell'allontanamento possono influire sulla misura della pena o su attenuanti, ma non necessariamente escludono la responsabilità penale per evasione quando manca autorizzazione e sussiste consapevolezza della detenzione.
  • La causa di non punibilità per particolare tenuità richiede valutazione concreta della offensività del fatto; elementi come il tempo trascorso dall'applicazione della misura cautelare e la personalità dell'autore (precedenti) possono escludere la tenuità anche per fatti materiali apparentemente di scarsa gravità.
  • In casi simili, per ottenere il riconoscimento dell'assenza di dolo o della particolare tenuità è utile documentare elementi obiettivi di necessità imperiosa, l'immediatezza e la brevità dell'allontanamento, l'assenza di consapevolezza del divieto, e l'assenza di precedenti che possano far propendere per una elevata capacità a delinquere.
  • I giudici di merito devono motivare concretamente il nesso tra fatti e valutazione della tenuità; d'altro canto, se i fatti materiali non sono in contestazione la Cassazione può dichiarare inammissibile il ricorso sul punto relativo alla ricostruzione fattuale.

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