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Cassazione Penale, Ordinanza n. 24637/2026 del 02/07/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ricorre contro la sentenza della Corte d'appello di Milano che, confermando la condanna di primo grado, lo ha ritenuto responsabile di bancarotta fraudolenta patrimoniale. Il primo motivo denuncia violazione di legge e difetto di motivazione sulla ritenuta effettiva gestione dell'impresa da parte dell'imputato: la Corte di cassazione lo considera inammissibile perché ripropone censure già formulate in appello e respinte con argomentazioni logico-giuridiche corrette, oltre a richiedere una nuova valutazione delle prove, non consentita in sede di legittimità. Il secondo motivo censura la qualificazione distrattiva dell'atto contestato, sostenendo che il successivo acquisto dell'azienda in sede fallimentare escluderebbe la distrazione; anche tale motivo è dichiarato inammissibile perché fondato su una circostanza estranea alla condotta contestata, che era anteriore al fallimento e consisteva nel trasferimento di fatto del complesso aziendale alla società del figlio, con sistematico utilizzo dell'azienda fallita per lavorazioni della cessionaria.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto entrambi i motivi non deducibili in sede di legittimità: il primo perché meramente reiterativo di doglianze già esaminate in appello e perché sollecitava una rivalutazione del compendio probatorio; il secondo perché riferito a un fatto successivo e comunque estraneo alla condotta distrattiva contestata, che risultava consumata prima della dichiarazione di fallimento. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma prevista dalla legge.

Norme richiamate

  • art. 216 l. fall.

    Richiamato implicitamente quale base della bancarotta fraudolenta patrimoniale contestata; la decisione conferma la rilevanza della condotta distrattiva antecedente al fallimento.

  • art. 606 c.p.p.

    Le censure che mirano a una diversa lettura delle prove o ripropongono motivi già disattesi in appello non sono deducibili come vizi di legittimità.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non è consentito proporre una mera rilettura del compendio probatorio o una diversa ricostruzione dei fatti, salvo che si indichino specifici travisamenti decisivi della prova.
  • È inammissibile il motivo di ricorso che si limiti a reiterare questioni già dedotte in appello e già motivate dal giudice di merito in modo логico e giuridicamente corretto.
  • Nel delitto di bancarotta fraudolenta patrimoniale la condotta distrattiva va valutata con riferimento al momento in cui essa si realizza; fatti successivi, come un acquisto intervenuto nella procedura fallimentare, non eliminano di per sé la rilevanza della precedente sottrazione o del trasferimento di fatto del compendio aziendale.
  • La qualificazione dell'imputato come effettivo gestore dell'impresa può essere valorizzata in base al concreto esercizio di funzioni gestorie, ma la contestazione di tale accertamento non è proponibile in cassazione come mera alternativa lettura delle prove.

Come è indicizzato

MaterieBancarotta fraudolentaImpugnazioni
RamiReati fallimentariProcesso penale
SottomaterieBancarotta patrimoniale
IstitutiInutilizzabilità della prova

Testo integrale

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