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Cassazione Penale, Ordinanza n. 27779/2025 del 29/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (giudice)

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza del giudice dell'esecuzione che aveva rigettato la sua istanza volta a ottenere il riconoscimento della continuazione ex art. 671 c.p.p. tra i reati oggetto di due sentenze già definitive. Con un unico motivo, dedotto ai sensi dell'art. 606, comma 1, lett. e), c.p.p., ha denunciato erronea applicazione dell'art. 671 c.p.p. e vizio di motivazione, sostenendo che il giudice di merito non avrebbe valorizzato gli indici rivelatori dell'unico disegno criminoso. La Corte, però, rileva che il ricorso si risolve in una diversa lettura degli elementi già esaminati dal giudice dell'esecuzione, il quale aveva motivato in modo puntuale sulla mancanza di un programma criminoso unitario: diversa epoca dei fatti, significativa distanza temporale, differenti modalità esecutive, natura monosoggettiva o plurisoggettiva delle condotte e diversità dei luoghi di consumazione. Era stata inoltre evidenziata l'assenza di elementi specifici, di apprezzabile valore probatorio, idonei a dimostrare la progettazione unitaria originaria; le condotte erano state ritenute frutto di scelte estemporanee.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che la censura non scardinasse la motivazione dell'ordinanza impugnata, ma proponesse soltanto una rivalutazione del merito già esaminato in modo adeguato e logicamente coerente dal giudice dell'esecuzione. Conseguentemente, ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e, non ricorrendo cause di esonero, al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 671 c.p.p.

    Disciplina il riconoscimento della continuazione in sede esecutiva; il suo accertamento richiede la prova dell'originario unico disegno criminoso e non può fondarsi sul mero dubbio circa la sua esistenza.

  • art. 606, comma 1, lett. e), c.p.p.

    È il parametro di ricorso usato per denunciare vizio di motivazione; non consente una mera rivalutazione del compendio già esaminato dal giudice di merito quando la motivazione sia congrua e priva di fratture logiche.

  • art. 616 c.p.p.

    Stabilisce la condanna alle spese processuali e al versamento alla Cassa delle ammende in caso di declaratoria di inammissibilità del ricorso, salvo ipotesi di esonero.

Massime di principio

  • In sede esecutiva, il riconoscimento della continuazione presuppone la dimostrazione di un unico disegno criminoso originario; non è sufficiente il semplice dubbio sulla sua esistenza.
  • La valutazione dell'unicità del disegno criminoso deve essere ancorata a elementi concreti e specifici, quali epoca dei fatti, distanza temporale, modalità esecutive, pluralità dei soggetti e luoghi di consumazione; la loro complessiva diversità può deporre per la mancanza di un programma unitario.
  • Il ricorso per cassazione che censura la motivazione sull'unicità del disegno criminoso è inammissibile quando mira soltanto a ottenere una diversa lettura degli stessi elementi già valutati in modo logico e completo dal giudice di merito.
  • Il principio del favor rei non consente di riconoscere la continuazione in assenza di adeguata prova dell'originaria progettazione unitaria dei reati.
  • Quando il ricorso è dichiarato inammissibile, conseguono la condanna alle spese processuali e, ove non vi siano cause di esonero, il versamento di una somma alla Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniReati ostativiCause di non punibilità
RamiProcesso penaleEsecuzione penaleParte generale
IstitutiContinuazioneOnere della prova

Testo integrale

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