Cassazione Penale, Sentenza n. 30326/2022 del 01/08/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
La Briaca è stata imputata per plurimi falsi per soppressione e per il reato di corruzione: avrebbe accettato un bracciale modello "tennis" del valore di circa euro 1.000 da più avvocati in cambio dell'alterazione manuale del criterio di assegnazione dei fascicoli (posticipazione delle iscrizioni a ruolo, sottrazione o distruzione di fascicoli, creazione di falsi fascicoli) per far trattare le controversie al Giudice di pace prescelto dagli avvocati.
La decisione
Il giudice di primo grado, con rito abbreviato, ha condannato la Briaca a sei anni, dieci mesi e venti giorni di reclusione, interdizione perpetua dai pubblici uffici e incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione, con confisca del bracciale. La Corte di appello di Napoli ha confermato la condanna. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Briaca ritenendo che i motivi proposti siano in gran parte ricadenti in un riesame di merito o manifestamente infondati; ha confermato la regolarità dell'uso delle intercettazioni alla luce della giurisprudenza di legittimità (Sez. U. Cavallo), ritenuto corretta la valutazione del dolo e giustificato il diniego delle attenuanti generiche (restituzione non spontanea e dichiarazioni parziali). Ha condannato la ricorrente alle spese ed ordinato il versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende.
Norme richiamate
La Corte richiama il divieto di utilizzazione delle captazioni autorizzate per altri procedimenti, ma applica la giurisprudenza delle Sezioni Unite (Cavallo) secondo cui il divieto non opera rispetto ai reati connessi ai sensi dell'art. 12 c.p.p., nei limiti dell'art. 266 c.p.p.
Richiamato per giustificare la connessione qualificata tra i reati per i quali le intercettazioni erano state autorizzate e il reato di corruzione contestato alla Briaca.
Richiamato come limite di ammissibilità degli esiti delle intercettazioni utilizzati in altro procedimento, in combinato disposto con la giurisprudenza delle Sezioni Unite.
Sez. U, n. 51 del 29/11/2019 (Cavallo)
Precedente interpretativo utilizzato per affermare che le intercettazioni possono essere utilizzate anche per reati connessi a quelli autorizzati, nei limiti previsti, e che pertanto l'utilizzo nel caso di specie è legittimo.
Norma richiamata per la condanna della ricorrente al pagamento delle spese del procedimento di cassazione.
Corte costituzionale, sentenza n. 186 del 13/06/2000
Richiamata in relazione alla determinazione dell'ammenda in favore della cassa delle ammende, con riferimento alla valutazione dell'assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità .
Massime di principio
- La Cassazione non sostituisce la propria valutazione a quella del giudice di merito: i motivi che chiedono una diversa valutazione probatoria sono inammissibili quando si tradurrebbero in un mero riesame del merito.
- Per contestare in Cassazione la motivazione di merito occorre puntualizzare vizi logico-giuridici concreti e non limitarsi a proporre alternative interpretative dei fatti.
- Le intercettazioni autorizzate per determinate indagini possono essere utilizzate anche per reati connessi, secondo la giurisprudenza delle Sezioni Unite (Cavallo), purché si rispettino i limiti di ammissibilità previsti dalla legge.
- Il diniego delle circostanze attenuanti generiche è rimesso al giudice di merito e il controllo di legittimità interviene solo in presenza di errori logico-giuridici o motivazioni mancanti; la restituzione del bene non spontanea e le dichiarazioni parziali possono legittimare il rifiuto delle attenuanti.
- La presenza di terzi al momento della dazione non esclude automaticamente la natura corruttiva del regalo: è necessario valutare il contesto, le modalità della consegna e le cautele adottate, elementi riservati al giudice di merito.
- Per impugnare efficacemente in Cassazione una decisione che ha utilizzato intercettazioni occorre contestare specificamente la mancata applicazione dei principi di connessione o l'inosservanza degli artt. 266 e 270 c.p.p., non limitarsi a censure generiche.
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