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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8516/2024 del 27/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Gagliardi ha impugnato la sentenza della Corte di Appello di Firenze del 17/05/2022 che aveva riqualificato il fatto nei reati di cui agli artt. 624 e 625 n.2 c.p. e rideterminato la pena. Il motivo principale del ricorso era il vizio di motivazione relativo alla mancata disapplicazione della recidiva: il ricorrente sosteneva che la Corte di Appello si era limitata ad affermare l'esistenza della recidiva senza verificare concretamente e motivare se la reiterazione del reato dimostrasse maggiore pericolosità o riprovevolezza, così come richiesto dalla giurisprudenza (richiamo a Sez. F, n. 35526/2013).

La decisione

La Corte di legittimità ha ritenuto il motivo fondato. Avendo il ricorso successo, si è instaurato il rapporto processuale e la Cassazione ha quindi pronunciato che non doversi procedere perché il reato è divenuto improcedibile a seguito dell'entrata in vigore della legge n.150/2022 (cd. Riforma Cartabia), che ha reso procedibili a querela i furti come quello in esame. Dagli atti risultava soltanto un verbale di denuncia della persona offesa, senza alcun atto di querela; pertanto, in mancanza della querela, il reato è diventato improcedibile e la Corte ha dichiarato non doversi procedere.

Norme richiamate

  • Codice penale

    Il fatto è stato ritenuto configurabile nei reati di furto previsti dagli articoli indicati; la decisione di merito aveva riqualificato il fatto su tali basi

  • Legge n.150/2022 (cd. Riforma Cartabia)

    Ha modificato la procedibilità di taluni furti rendendoli procedibili a querela di parte; pertanto, per i fatti ricadenti nella nuova disciplina, in assenza di querela la azione penale è improcedibile

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione

    Sez. F, n. 35526 del 19/08/2013, De Silvio, Rv. 256713

    Stabilisce che, quando la recidiva è contestata, il giudice è tenuto a verificare concretamente e motivare se la reiterazione del reato costituisca effettivo indice di maggiore riprovevolezza o pericolosità; in mancanza di tale motivazione l'aumento di pena per recidiva non deve essere applicato

Massime di principio

  • Se la recidiva è dedotta e contestata, il giudice deve valutare concretamente e motivare se la nuova condotta dimostri maggiore capacità delinquenziale; la semplice enunciazione della recidiva senza motivazione è vizio di motivazione.
  • Quando una riforma procedurale rende un reato procedibile solo a querela (come la legge n.150/2022 per alcuni furti), l'assenza di querela nella fase procedimentale rende il reato improcedibile e può determinare la dichiarazione di non doversi procedere.
  • La presenza in atti di una mera denuncia della persona offesa non sostituisce la querela quando la legge richiede espressamente la querela per la procedibilità; pertanto la difesa può sollevare l'improcedibilità se manca la querela.
  • In casi di ricorso per vizio di motivazione su circostanze aggravanti o recidiva, ottenere l'annullamento o l'accoglimento del ricorso può comportare il riesame degli effetti processuali, con possibile applicazione di nuove norme sopravvenute che incidono sulla procedibilità.
  • Per l'imputato: verificare sempre la presenza o l'assenza di atti formali di volontà di perseguire (querela) da parte della persona offesa quando la norma richiede la querela; per il difensore: sollevare tempestivamente l'eccezione di improcedibilità se la querela manca.

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