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Sentenza lavoro

Cassazione Civile, Sentenza n. 15474/2021 del 03/06/2021

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione per illegittimità del termine apposto al contratto di lavoro a tempo determinato (carenza di valida causale/genericità della motivazione) e domanda di risarcimento del danno ex art. 36 d.lgs. n. 165/2001 e clausola 5 della Direttiva 1999/70/CE per abuso derivante dalla successione di contratti a termine. Questione secondaria sollevata in ordinanza interlocutoria sulla possibile applicabilità della Legge Fornero (L. 92/2012) ai rapporti di lavoro con la pubblica amministrazione e sull'effetto di proroghe intervenute su contratto acausale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della lavoratrice. Ha ritenuto che, pur essendosi formato giudicato sulla declaratoria di illegittimità del termine per la prima statuizione favorevole, la fattispecie concreta ricade nell'ipotesi in cui un unico contratto illegittimo sia stato poi prorogato; la proroga configura una reiterazione della illegittimità e, ai fini della tutela dissuasiva prevista dalla clausola 5 dell'accordo quadro allegato alla Direttiva 1999/70/CE, legittima l'applicazione della presunzione di danno codificata dall'art. 32, comma 5, della L. n. 183/2010. Ne consegue che il giudice d'appello deve riesaminare la questione e liquidare il danno attenendosi a tale criterio. La sentenza impugnata è cassata e la causa rinviata alla Corte d'appello di Palermo per nuovo esame e decisione anche sulle spese.

Norme richiamate

  • d.lgs. n. 165 del 2001, art. 36

    Norma di riferimento per le azioni risarcitorie del lavoratore pubblico contro l'abuso dei contratti a termine; la Corte riconosce che, in presenza di proroga di un termine originariamente illegittimo, il lavoratore è assistito dalla presunzione di danno.

  • Direttiva 1999/70/CE (Accordo quadro), clausola 5

    Impone misure di prevenzione e sanzione degli abusi derivanti dalla successione di contratti a termine; la Corte la interpreta come giustificazione della regola presuntiva e dell'esigenza di efficacia dissuasiva nei confronti della pubblica amministrazione.

  • d.lgs. n. 368 del 2001, artt. 1, 4 e 5

    Richiamati in relazione alla necessità di una valida causale per i contratti a termine; la Corte evidenzia la violazione per genericità della causale e osserva che gli artt. 4 e 5 disciplinano profili di abuso che vanno specificamente dedotti se invocati.

  • Legge 28 giugno 2012, n. 92 (Legge Fornero)

    Sollevata la questione della sua applicabilità ai contratti di enti pubblici stipulati nel 2012 (consentiva contratti acausali fino a 12 mesi non prorogabili); la Corte tuttavia non ha pronunciato un principio generale sulla questione, ritenendo che non fossero state poste le condizioni processuali per la declaratoria di legge.

  • d.l. 28 giugno 2013, n. 76 conv. in L. 9 agosto 2013, n. 99

    Citato come successiva riforma di quadro normativo sui contratti a termine; non decisivo nel presente giudizio.

  • L. n. 183 del 2010, art. 32, comma 5

    Prevede una liquidazione predeterminata del risarcimento nel lavoro privato atta a semplificare la prova del danno da reiterazione di contratti a termine; le Sezioni Unite e la Corte hanno ritenuto applicabile la relativa presunzione anche al lavoro pubblico quando ricorra un abuso consistente nella proroga/reiterazione di un termine illegittimo.

  • codice di procedura civile, art. 360, n. 3

    Norma invocata come base del motivo di cassazione (violazione di norme di diritto).

  • codice di procedura civile, art. 336

    Richiamato in relazione al principio che l'impugnazione di un capo principale impedisce il passaggio in giudicato del capo dipendente che gli è pregiudiziale; la Corte applica il principio per delimitare la riapertura della cognizione.

  • codice di procedura civile, art. 363

    Richiama i limiti della Corte nel formulare principi di diritto su richiesta dell'interesse della legge, che richiede la richiesta del Procuratore Generale o l'inammissibilità del ricorso.

  • D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater

    Richiamato con riferimento alle condizioni per eventuale decisione non impugnata; la Corte dichiara che le condizioni previste non sussistono.

Massime di principio

  • L'illegittimità del termine apposto a un contratto di lavoro pubblico costituisce capo di decisione distinto rispetto alla decisione sulle conseguenze risarcitorie: impugnare solo il capo risarcitorio non impedisce che la declaratoria di illegittimità diventi irrevocabile.
  • Se un contratto a termine illegittimo viene prorogato, la proroga è di per sé illegittima e costituisce una reiterazione/abuso; in tale ipotesi il lavoratore beneficia della presunzione di danno (art. 32, comma 5, L. n. 183/2010) e l'onere probatorio è alleggerito.
  • La presunzione di danno prevista per il lavoro privato può essere applicata dal giudice anche nei rapporti di lavoro pubblico quando sia configurabile un abuso consistente nella successione o proroga di contratti a termine illegittimi, in attuazione dell'obbligo dissuasivo della clausola 5 della Direttiva 1999/70/CE.
  • La mera censura della genericità della causale senza allegazione di specifici profili di abuso ex artt. 4 e 5 d.lgs. 368/2001 può essere ritenuta insufficiente dal giudice di merito a giustificare il risarcimento, salvo che sia dimostrata la sussistenza di proroghe o reiterazioni illegittime.
  • Questioni di ampio rilievo (es. l'applicabilità della Legge Fornero ai rapporti con la P.A.) richiedono specifiche deduzioni e, per la formulazione di principi di diritto in sede di Cassazione, il rilievo del Procuratore generale o altre condizioni previste dall'art. 363 c.p.c.; in mancanza la Corte può limitarsi a decidere sulla base degli elementi processuali disponibili.

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