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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11209/2024 del 18/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso del Ministero contestava l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza che aveva autorizzato il detenuto Tornese ad acquistare e detenere una borsa-frigo rigida in cella per conservare alimenti freschi o surgelati. Il Ministero deduceva violazione degli artt. 35-bis e 69, comma 6, lett. b), dell'Ordinamento penitenziario: sosteneva che non sussisteva un grave e attuale pregiudizio del diritto alla salute o alla sana alimentazione, che le modalità organizzative dell'Amministrazione (uso di borse termiche con tavolette refrigeranti e frigorifero di sezione) rientrano nella sua potestà regolamentare e che non era fornita prova tecnico-scientifica della inidoneità delle soluzioni adottate né era stata adeguatamente coinvolta l'autorità sanitaria.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso del Ministero e ha annullato senza rinvio l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza e il provvedimento del Magistrato di sorveglianza n.511 del 10 marzo 2023. La Corte ha ritenuto che, pur essendo il diritto alla corretta conservazione degli alimenti connesso al diritto a una sana alimentazione, il Tribunale ha illegittimamente sostituito la propria valutazione alle scelte organizzative dell'Amministrazione penitenziaria. In particolare la Corte ha ritenuto che le tavolette refrigeranti, con tempestiva sostituzione dal congelatore della sezione, possono mantenere la refrigerazione per il periodo necessario, e quindi non emergeva un pregiudizio grave e attuale tale da giustificare l'intervento giurisdizionale ordinando l'uso di una borsa-frigo rigida.

Norme richiamate

  • art. 41-bis Ord. pen.

    Individua il regime differenziato di detenzione cui è sottoposto il detenuto; nel caso la Corte riconosce che i detenuti in 41-bis possono cucinare in cella secondo le modalità consentite e che la questione riguardava la conservazione degli alimenti ricevuti.

  • artt. 35-bis e 69, comma 6, lett. b), Ord. pen.

    Stabiliscono i limiti del reclamo giurisdizionale del detenuto: la tutela giurisdizionale è ammessa quando sussiste un pregiudizio concreto e attuale a una posizione di diritto soggettivo. La Corte ha precisato che non è sufficiente un interesse alla diversa organizzazione del servizio, ma occorre dimostrare un grave e attuale pregiudizio del diritto.

Massime di principio

  • Il reclamo ex artt. 35-bis e 69 Ord. pen. tutela solo pregiudizi concreti e attuali a diritti soggettivi, non meri interessi o preferenze sulle modalità organizzative dell'Amministrazione penitenziaria.
  • Il giudice deve evitare di sostituirsi all'Amministrazione nelle scelte organizzative quando i mezzi messi a disposizione (es. frigorifero di sezione e tavolette refrigeranti) risultano idonei, purché utilizzati secondo le modalità previste (ad es. sostituzione tempestiva delle tavolette).
  • Per far valere un'esigenza sanitaria o di tutela della salute connessa alla conservazione di alimenti, è necessaria una istruttoria adeguata e, se rilevante, prova tecnico-scientifica o il coinvolgimento dell'autorità sanitaria.
  • Se il detenuto dimostra in concreto che le modalità organizzative esistenti non assicurano la conservazione necessaria (es. durata insufficiente della refrigerazione), il giudice può intervenire per disporre misure proporzionate che non impongano ingiustificati oneri organizzativi all'Amministrazione.
  • Le pronunce di merito andranno valutate alla luce del principio che la tutela giurisdizionale non può trasformarsi in un ordine al perfezionamento dell'organizzazione amministrativa quando esistono soluzioni alternative efficaci e ragionevoli gestibili dall'Amministrazione stessa.

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