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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34990/2022 del 21/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente ha chiesto equa riparazione per presunta ingiusta detenzione subita dal 18/01/2015 al 15/05/2015 nell'ambito di un procedimento penale per reati indicati nella sentenza (art. 416-bis c.p., 353 e 353-bis c.p., aggravati ai sensi dell'art. 7 L. 203/91). La Corte d'appello di Napoli ha rigettato l'istanza ritenendo, secondo la motivazione impugnata, che non fosse presente il presupposto dell'irrevocabilità della pronuncia assolutoria. Il ricorrente ha impugnato tale ordinanza per violazione di legge e vizio di motivazione, sostenendo che la pronuncia assolutoria nei suoi confronti è invece divenuta irrevocabile (annotazione sul frontespizio della sentenza allegata) e che la motivazione della Corte di merito era quindi erronea; inoltre è stato rilevato un errore materiale nel dispositivo che fa riferimento a una persona diversa (Ezeani Fidelis).

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha ritenuto fondato il motivo rilevando che dall'annotazione sul frontespizio della sentenza allegata risultava che la pronuncia assolutoria nei confronti di D'Antonio era passata in giudicato in data 06/02/2018, con ciò invalidando la ragione addotta dalla Corte di appello per il rigetto dell'istanza. La Cassazione ha altresì rilevato l'incongruo riferimento a persona diversa nel dispositivo. Per questi motivi ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio alla Corte d'appello di Napoli per nuovo giudizio.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    Menzionato come uno dei reati contestati nel procedimento da cui sarebbe derivata la detenzione; il provvedimento impugnato non svolge valutazioni di merito sulla nozione normativa ma si limita a registrare che la pronuncia assolutoria è divenuta irrevocabile

  • art. 353 cod. pen.

    Menziionato tra i capi d'imputazione a carico dell'interessato; non è stata svolta un'interpretazione normativa specifica nel testo della sentenza impugnata

  • art. 353-bis cod. pen.

    Menziionato tra i reati contestati; il giudice di legittimità non entra nel merito della fattispecie ma prende atto della definitività della pronuncia assolutoria

  • art. 7 L. 203/91

    Richiamato come aggravante applicata nei capi d'imputazione; nel provvedimento impugnato tale richiamo non è oggetto di interpretazione, essendo la decisione della Cassazione fondata su questioni procedurali e di impropria motivazione

Massime di principio

  • In istanze di equa riparazione per presunta ingiusta detenzione è fondamentale verificare la definitività (passaggio in giudicato) di eventuali pronunce assolutorie: la presenza di un'annotazione sul frontespizio della sentenza che attesti il passaggio in giudicato può incidere direttamente sull'accoglimento della domanda.
  • La Corte di merito deve motivare correttamente il rigetto di una domanda di equa riparazione e non può basarsi su un elemento erroneo se il fascicolo contiene indicazioni contrarie; errori di valutazione della documentazione processuale costituiscono vizio di motivazione.
  • Errori materiali o riferimenti a persone diverse dal richiedente nel dispositivo o nella motivazione possono compromettere la decisione e giustificare l'annullamento e il rinvio per un nuovo esame.
  • Chi propone ricorso dovrebbe allegare e richiamare espressamente documenti che attestino la irrevocabilità della pronuncia (es. annotazione di passaggio in giudicato) poiché tali documenti hanno rilievo decisivo nella valutazione dell'istanza di equa riparazione.
  • La Corte di Cassazione interviene per censurare vizi formali e di motivazione e può annullare con rinvio quando il giudice di merito non ha esaminato correttamente elementi decisivi del fascicolo.

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