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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29382/2022 del 25/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza della Corte d'appello che aveva riconosciuto la riparazione per ingiusta detenzione riducendo l'indennizzo per una presunta colpa lieve. Con un unico motivo ha denunciato omessa motivazione e violazione degli artt. 646, comma 1, lett. a), 125 e 314 c.p.p., sostenendo che la Corte d'appello non avrebbe potuto valorizzare una colpa (anche lieve) in presenza di un'assoluzione in appello frutto di mera rivisitazione degli stessi elementi già valutati in sede cautelare; ha poi contestato l'assenza di adeguata dimostrazione del nesso causale tra le sue condotte e l'adozione della misura cautelare.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto legittima la valutazione della Corte d'appello che, pur riconoscendo il diritto all'indennizzo per ingiusta detenzione, ha ridotto la liquidazione in ragione di una colpa lieve attribuita al ricorrente sulla base di conversazioni intercettate che documentavano "metodi non ortodossi" nell'agire per finalità personali e familiari. La Corte di cassazione ha richiamato la giurisprudenza secondo cui solo il dolo o la colpa grave impediscono la riparazione, mentre la colpa lieve può giustificare una riduzione dell'indennizzo, e ha ritenuto adeguatamente motivato il nesso tra comportamento e valutazione della misura cautelare. Ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese in favore del Ministero resistente, liquidate in euro 1.000,00.

Norme richiamate

  • art. 314 c.p.p.

    Norma che disciplina la riparazione per ingiusta detenzione; è stata richiamata per giustificare l'attribuzione dell'indennizzo e la possibilità di ridurne l'entità quando emergano condotte del detenuto caratterizzate da colpa lieve che abbiano inciso sulla "falsa apparenza" dell'illecito.

  • art. 646 c.p.p.

    art. 646, comma 1, lett. a) cod. proc. pen.

    Articolo evocato dal ricorrente nell'impugnazione (richiesta di censura), ma il provvedimento di cassazione non ha fatto di tale norma il fulcro della decisione; la contestazione mirava a censurare la motivazione relativa alla custodia cautelare.

  • art. 125 c.p.p.

    Norma richiamata dal ricorrente tra le violazioni denunciate; tuttavia la Corte di cassazione ha rigettato il ricorso ritenendo adeguata la motivazione della Corte territoriale e la possibilità di valutare la colpa lieve ai fini della riduzione dell'indennizzo.

Massime di principio

  • In materia di riparazione per ingiusta detenzione solo il dolo o la colpa grave dell'interessato sono cause ostative al diritto all'indennizzo; la colpa lieve non esclude il diritto ma può giustificare una riduzione della somma liquidata.
  • Il giudice che quantifica l'indennizzo deve motivare chiaramente perché la condotta dell'indagato, pur non essendo causa determinante della misura cautelare, incide comunque sulla quantificazione (ad es. rallentamento dell'accertamento della verità, aggravamento della falsa apparenza).
  • L'assoluzione in sede dibattimentale fondata su una rivalutazione degli elementi cautelari non impedisce, di per sé, al giudice della riparazione di riconoscere l'esistenza di comportamenti del soggetto che configurino colpa lieve e giustifichino una riduzione dell'indennizzo.
  • Elementi probatori come intercettazioni che documentano l'uso di "metodi non ortodossi" o comportamenti riconducibili a dinamiche di gruppo criminoso possono essere valutati dal giudice della riparazione per fondare la riduzione dell'indennizzo, purché venga fornita motivazione logica e adeguata.
  • È onere del giudice della riparazione indicare il nesso — anche minimo — tra la condotta dell'istante e la percezione, da parte dell'autorità giudiziaria, di elementi tali da giustificare la misura cautelare o da rallentare l'accertamento della verità.

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