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Cassazione Penale, Ordinanza n. 29314/2026 del 03/08/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ricorre contro la sentenza della Corte di appello di Roma che ha confermato la condanna pronunciata dal Tribunale di Cassino per evasione e falsa attestazione a pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali. Deduce tre censure: 1) erronea applicazione della disciplina della continuazione, con conseguente errata individuazione del Tribunale di Cassino come giudice competente anche per il più grave reato di falsa attestazione, ritenuto in continuazione con l'evasione; 2) violazione di legge e vizio di motivazione sulla sussistenza del dolo del reato di falsa attestazione; 3) violazione di legge e vizio di motivazione sul mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e sulla determinazione della pena. La Corte di cassazione ritiene il ricorso manifestamente infondato e proposto fuori dei casi consentiti, osservando che la Corte territoriale ha motivato in modo adeguato sull'esistenza di un pregresso disegno unitario di evasione e di successiva declinazione di generalità diverse in caso di controllo, che il secondo motivo è aspecifico e meramente rivalutativo, e che la motivazione sul trattamento sanzionatorio e sulle attenuanti generiche è congrua e non sindacabile in sede di legittimità.

La decisione

La Corte dichiara il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato e proposto fuori dei casi consentiti. Conferma quindi la sentenza di merito che aveva affermato la responsabilità dell'imputato per evasione e falsa attestazione, ritenendo corretta la ricostruzione della continuazione tra i reati, la valutazione del dolo, il diniego delle attenuanti generiche e la determinazione della pena. Condanna inoltre il ricorrente al pagamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 385 c.p.

    Norma incriminatrice del reato di evasione, contestato insieme al reato di falsa attestazione; il ricorso non mette in discussione la sua configurabilità, ma la sua connessione in continuazione con l'altro reato.

  • art. 495 c.p.

    Norma incriminatrice della falsa attestazione a pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali; la Corte ritiene corretta la motivazione sul dolo e sulla riconduzione del fatto a un disegno unitario con l'evasione.

  • art. 81 c.p.

    Richiamato solo implicitamente attraverso il tema della continuazione; la Corte ribadisce che il vincolo continuativo può essere desunto da indici sintomatici oggettivi idonei a rivelare un pregresso disegno unitario.

Massime di principio

  • In tema di continuazione, il giudice può desumere l'esistenza di un disegno criminoso unitario anche da indici sintomatici oggettivi, quando la ricostruzione dell'atteggiamento interiore dell'imputato sia difficoltosa, purché la motivazione sia adeguata e non illogica.
  • In sede di legittimità non è consentito sollecitare una mera rilettura alternativa dei fatti o delle ragioni della condotta se la censura non è supportata da elementi concreti e si risolve in una prospettazione rivalutativa.
  • Le statuizioni sul dolo, sul diniego delle attenuanti generiche e sulla determinazione della pena sono insindacabili in cassazione quando la motivazione del giudice di merito sia esaustiva, non contraddittoria e non manifestamente illogica.
  • La dichiarazione di inammissibilità del ricorso per manifesta infondatezza comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese e della somma in favore della Cassa delle ammende nei limiti di legge.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniPena e commisurazione
RamiProcesso penaleParte generale
IstitutiContinuazioneOnere della prova

Testo integrale

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