Sentenza del 01/07/2015 n. 13500 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale l’amministrazione
La controversia
B.M. aveva impugnato una cartella di pagamento per sanzioni del 30% relative al tardivo versamento delle rate successive alla prima, dovute dopo l’adesione alla definizione agevolata delle liti fiscali prevista dall’art. 16 della L. n. 289/2002. La CTP di Bologna aveva accolto il ricorso e la CTR Emilia-Romagna, con sentenza depositata il 19 maggio 2009, aveva respinto l’appello dell’Ufficio, giudicando la cartella lacunosa e fuorviante anche per l’errata indicazione dei codici tributo. L’Agenzia ha proposto ricorso per cassazione per insufficiente motivazione su un fatto controverso e decisivo: sosteneva che la cartella indicava le somme non corrisposte, le rate interessate (seconda, terza, quinta e sesta), le relative scadenze e il collegamento con la domanda di definizione presentata il 15 aprile 2004, relativa all’accertamento per il 1991. Ha inoltre rilevato che il contribuente aveva potuto articolare la propria difesa, contestando sin dal ricorso introduttivo la tempestività dei pagamenti in ragione della proroga prevista dalla L. n. 47/2004.
La decisione
La Corte di cassazione ha accolto l’unico motivo dell’Agenzia. Ha ritenuto insufficiente la motivazione della CTR, che aveva qualificato genericamente la cartella come lacunosa senza confrontarsi con le specifiche indicazioni riportate nell’atto e senza spiegare perché esse non consentissero una difesa adeguata; ha inoltre rilevato che l’errore nei codici tributo non aveva impedito al contribuente di contestare la tempestività dei pagamenti. La Corte ha cassato la sentenza e rinviato alla CTR Emilia-Romagna, in diversa composizione, anche per la regolamentazione delle spese del giudizio di cassazione. Non ha deciso nel merito se le sanzioni fossero dovute.
Norme richiamate
A fronte dei su riportati specifici rilievi svolti dall'Agenzia nell'appello (v., nel dettaglio, pag. 3 ricorso per cassazione), la CTR, ritenendo genericamente la motivazione della cartella "lacunosa e poco significativa e tale da indurre in confusione anche per i codici tributo non appropriati o addirittura errati", non ha dato adeguato conto dell'iter che l'ha condotta alla impugnata decisione;
La motivazione della decisione impugnata deve dar conto del percorso logico seguito e confrontarsi con le circostanze specifiche e decisive dedotte dalla parte; una valutazione meramente assertiva può integrare il vizio di insufficiente motivazione denunciato ai sensi dell’art. 360, n. 5, c.p.c.
Massime di principio
- Nel valutare la motivazione di una cartella, il giudice deve esaminare concretamente le informazioni in essa contenute e spiegare perché siano insufficienti, anziché limitarsi a definirla genericamente lacunosa o confusoria.
- Un errore formale, come l’indicazione non corretta dei codici tributo, non dimostra da solo che il contribuente sia stato impedito nell’esercizio del diritto di difesa: occorre valutare se, alla luce dell’atto nel suo complesso, abbia potuto comprendere la pretesa e contestarla.
- La cassazione per vizio di motivazione non decide automaticamente la fondatezza sostanziale della pretesa tributaria: se la sentenza è cassata con rinvio, il giudice di rinvio deve riesaminare la controversia e provvedere sulle spese secondo le indicazioni della Corte.
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