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Cassazione Civile, Ordinanza n. 13443/2026 del 09/05/2026

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (creditore)

La controversia

La controversia nasce da un decreto ingiuntivo emesso dal Giudice di pace in favore di una società per il pagamento di € 1.020,00. Il destinatario del decreto proponeva opposizione, chiedendo la revoca dell'ingiunzione e formulando anche domanda riconvenzionale risarcitoria per € 1.020,00 "o quella maggiore o minor somma che sarà ritenuta di giustizia". Il Giudice di pace accoglieva l'opposizione e rigettava la riconvenzionale. La società proponeva appello, ma il Tribunale lo dichiarava inammissibile ritenendo che la sentenza di primo grado fosse stata resa secondo equità necessaria, poiché la causa aveva valore inferiore a € 1.100,00, con conseguente applicazione dei limiti all'appellabilità ex art. 339, commi 2 e 3, c.p.c. In cassazione la società deduceva, con il primo motivo, violazione delle norme sul valore della causa e sull'appellabilità delle sentenze del giudice di pace, sostenendo che la domanda riconvenzionale era di valore indeterminabile per la presenza della clausola di maggior somma, sicché l'appello era pienamente ammissibile; con il secondo motivo lamentava violazione dell'art. 112 c.p.c. e delle norme sul valore della causa, assumendo che il Tribunale avesse trascurato una ulteriore domanda di accertamento negativo del debito che avrebbe comunque elevato il valore oltre la soglia dell'equità. La Corte ha ritenuto fondato il primo motivo e assorbito il secondo.

La decisione

La Corte ha accolto il primo motivo di ricorso, dichiarando assorbito il secondo. Ha cassato la sentenza del Tribunale di Palermo e ha rinviato la causa allo stesso Tribunale, in diversa composizione, perché esamini nel merito i motivi di appello e provveda anche sulle spese del giudizio di legittimità. La decisione si fonda sul principio per cui, ai fini dell'appellabilità delle sentenze del Giudice di pace, occorre guardare al valore della causa determinato secondo gli artt. 10 ss. c.p.c., non al contenuto concreto della decisione; inoltre, quando la domanda riconvenzionale contiene una quantificazione determinata ma anche una richiesta di maggior somma non meramente stilistica, la controversia non può essere automaticamente considerata di valore certo e inferiore alla soglia dell'equità necessaria. Nel caso concreto, la domanda risarcitoria, per la sua natura e per la clausola di maggior somma, è stata ritenuta tale da escludere l'equità necessaria e quindi da rendere l'appello proponibile senza i limiti dell'art. 339, comma 3, c.p.c.

Norme richiamate

  • art. 10 c.p.c.

    Il valore della causa va determinato secondo i criteri generali sulla competenza per valore.

  • art. 14 c.p.c.

    In presenza di domanda indeterminata, la domanda si presume pari al massimo della competenza per valore del giudice adito, salvo contestazione tempestiva.

  • art. 36 c.p.c.

    Richiamato tra le norme che disciplinano la determinazione del valore della causa e le domande connesse.

  • art. 40 c.p.c.

    Richiamato nel contesto della connessione tra domande e della disciplina del valore/rito applicabile.

  • art. 113 c.p.c.

    La sentenza del giudice di pace è resa secondo equità solo nei casi e limiti previsti dalla norma.

  • art. 339 c.p.c.

    L'appellabilità della sentenza del giudice di pace è limitata solo per le decisioni pronunciate secondo equità necessaria; fuori da tale ambito l'appello è proponibile senza restrizioni.

  • art. 360 c.p.c.

    La violazione delle norme processuali è stata fatta valere come vizio di nullità della sentenza/ del procedimento.

  • art. 380-bis.1 c.p.c.

    Richiamato per il rito camerale e il termine di deposito dell'ordinanza.

  • art. 7 c.p.c.

    Richiamato per il criterio di competenza per valore in relazione alla natura della domanda.

  • art. 112 c.p.c.

    Invocato nel secondo motivo per omessa pronuncia sulla domanda di accertamento negativo del debito.

Massime di principio

  • Per stabilire se una sentenza del Giudice di pace sia appellabile senza limiti o solo nei ristretti limiti previsti per l'equità necessaria, occorre guardare al valore della causa determinato secondo gli artt. 10 ss. c.p.c., e non al contenuto concreto della decisione né al valore eventualmente indicato ai fini del contributo unificato.
  • La clausola con cui il richiedente domandi una somma determinata "o quella maggiore o minore ritenuta di giustizia" non comporta automaticamente l'indeterminabilità del valore della causa: il giudice deve verificare in concreto se essa esprima una reale richiesta di maggior importo o sia soltanto formula di stile.
  • Se la domanda riconvenzionale è connessa a una domanda principale da trattare secondo equità, ma richiede una decisione secondo diritto, l'intero giudizio deve essere deciso secondo diritto e la sentenza è appellabile senza le limitazioni dell'art. 339, comma 3, c.p.c.
  • Quando la domanda ha ad oggetto un risarcimento per condotta illecita o ingannevole difficilmente quantificabile ex ante, la clausola di maggior somma può assumere contenuto sostanziale e impedire di qualificare la causa come di valore certo e inferiore alla soglia dell'equità necessaria.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniCompetenza
RamiProcesso civile
SottomaterieAppelloRicorso per cassazione
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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