Cassazione Penale, Sentenza n. 17215/2023 del 26/04/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione per cassazione per vizio di motivazione e travisamento della prova, basata sulla mancata dimostrazione della corrispondenza tra le 11 piante di canapa indiana sequestrate e il reperto effettivamente sottoposto ad analisi. Si deduce la mancanza di documentazione sulle operazioni di selezione, essiccazione e cernita del materiale inviato al laboratorio, con conseguente possibile alterazione del principio attivo e inutilizzabilità delle analisi.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha confermato che il materiale analizzato dal Laboratorio del Comando Provinciale dei Carabinieri corrispondeva a quello sequestrato: la polizia giudiziaria aveva documentato le piante (fotografie) e il consulente di laboratorio ha dichiarato di aver ricevuto fogliame e infiorescenze separate dalle piante originali, rilevando un principio attivo del 2% e la possibilità di ricavare 71,1 dosi. La Corte ha ritenuto che l'operazione di separazione delle parti vegetali sia un'operazione materiale che non modifica la sostanza sottoposta ad esame e che non è obbligatorio effettuarla alla presenza dell'imputato; l'assenza di un verbale dettagliato delle operazioni non crea di per sé un dubbio se non sono stati prospettati elementi concreti di manomissione e non sono state rivolte domande sul punto in dibattimento. Condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico sugli stupefacenti), art. 73, comma 5
art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309
La norma è stata applicata per configurare il delitto relativo alla coltivazione di piante di cannabis a fini di spaccio. La Corte ha ritenuto valide le risultanze analitiche sul principio attivo come prova ai fini della consumazione del reato, integrando la responsabilità penale dell'imputato.
Massime di principio
- La separazione di fogliame e infiorescenze dalle piante sequestrate per finalità di analisi è considerata un'operazione materiale non necessariamente modificativa della sostanza e non richiede di per sé la presenza dell'imputato.
- La mera assenza di un verbale dettagliato sulle operazioni di cernita o essiccazione non invalida automaticamente le analisi di laboratorio; occorrono elementi concreti che dimostrino una perdita di continuità o una manomissione del reperto.
- Per contestare efficacemente analisi di laboratorio è necessario dimostrare specifici profili di alterazione, discontinuità nella catena di custodia o lacune concrete (es. assenza di fotografie, contraddittorio col perito, documentazione della catena di custodia).
- In fase dibattimentale è importante porre domande specifiche al personale che ha effettuato le operazioni di campionatura e analisi per far emergere eventuali incertezze procedurali; l'assenza di interrogazioni sul punto indebolisce le censure successive in sede di cassazione.
- Quando possibile, le difese dovrebbero richiedere la conservazione integrale di parti significative del reperto (rami, ramaglie) e documentazione formale delle operazioni per preservare la prova e poter verificare la corrispondenza tra materiale sequestrato e campione analizzato.
- La valutazione complessiva della prova spetta al giudice di merito; la cassazione interviene solo se emerge un travisamento evidente della prova o una violazione di legge.
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