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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9005/2023 del 02/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha rigettato la richiesta di permesso premio ex art. 30-ter L. 26/7/1975 n. 354. Il ricorrente deduce tre censure principali: 1) violazione di legge e motivazione apparente per presunta omissione del Tribunale nel considerare l'evoluzione giurisprudenziale sull'onere di allegazione e per non aver attivato poteri istruttori riguardo ai rapporti familiari; 2) vizio di motivazione sulla valutazione della recisione dei collegamenti con la criminalità organizzata, contestando la valorizzazione di una nota della DDA ritenuta basata su affermazioni ipotetiche e sottolineando il lungo tempo trascorso e la positiva condotta detentiva; 3) violazione di legge e vizio di motivazione circa la (presunta) assenza di revisione critica del proprio passato, sostenendo che fosse in atto un processo di revisione sufficiente per il beneficio.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondate le doglianze, confermando che il Tribunale di sorveglianza ha correttamente applicato i principi giurisprudenziali, anche alla luce delle pronunce della Corte costituzionale n. 253/2019 e n. 20/2022. Pur essendo accertata la collaborazione impossibile, il Collegio ha condiviso la valutazione che mancassero elementi concreti e specifici idonei a escludere l'attualità dei collegamenti con il sodalizio mafioso e il rischio di ripristino degli stessi, richiamando le dichiarazioni del collaboratore e la nota della DDA. Ha inoltre ritenuto che la sola buona condotta carceraria, il lavoro e lo studio non fossero sufficienti a dimostrare una revisione critica adeguata. La decisione del Tribunale è stata considerata conforme ai canoni logici e giuridici, esercizio corretto della discrezionalità della magistratura di sorveglianza; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese.

Norme richiamate

  • Legge 26 luglio 1975, n. 354, art. 30-ter

    «Ai condannati che hanno tenuto regolare condotta ai sensi del successivo comma 8 e che non risultano socialmente pericolosi, il magistrato di sorveglianza, sentito il direttore dell'istituto, può concedere permessi premio di durata non superiore ogni volta a quindici giorni per consentire di coltivare interessi affettivi, culturali o di lavoro». L'ottavo comma: «La condotta dei condannati si considera regolare quando i soggetti, durante la detenzione, hanno manifestato costante senso di responsabilità e correttezza nel comportamento personale, nelle attività organizzate negli istituti e nelle eventuali attività lavorative o culturali».

    L'art. 30-ter pone requisiti tripartiti per il permesso premio: regolare condotta, assenza di pericolosità sociale e funzionalità del permesso al trattamento. Anche per benefici premiali il giudice deve valutare la coerenza del permesso con la rieducazione e l'assenza di pericolosità.

  • Art. 4-bis, comma 1-bis (richiamato in dottrina e giurisprudenza)

    Richiama la necessità di accertare l'assenza di collegamenti attuali con la criminalità organizzata per concessioni rilevanti. Le verifiche devono essere approfondite nei casi di reati di tipo mafioso.

  • Corte costituzionale, sentenza n. 253 del 2019

    Ha ammesso la legittimità di una presunzione relativa di pericolosità per i non collaboranti, basata su dati di esperienza, purché superabile mediante elementi concreti che escludano attualità dei collegamenti e rischio di ripristino. Impone verifiche specifiche e prove concrete prima di concedere benefici.

  • Corte costituzionale, sentenza n. 20 del 2022

    Ha precisato la differenziazione tra il non collaborante per scelta e quello per impossibilità, ritenendo legittimo richiedere oneri probatori diversi: al detenuto con collaborazione impossibile è richiesto un onere più circoscritto volto a escludere l'attualità dei collegamenti, mentre al non collaborante per scelta si può chiedere uno standard probatorio più stringente.

Massime di principio

  • Per i condannati per reati di tipo mafioso l'accesso ai permessi premio richiede non solo buona condotta carceraria ma anche elementi concreti e specifici che escludano l'attualità dei legami con l'organizzazione e il rischio di un loro ripristino.
  • Se è accertata la collaborazione impossibile, il giudice valuta principalmente l'assenza di collegamenti attuali; tuttavia ciò non rende automatico il beneficio: sono necessari elementi oggettivi che neutralizzino i sospetti derivanti dal ruolo e dal contesto del reato.
  • La sola partecipazione a lavoro, studio o attività trattamentali e le dichiarazioni di estraneità non sono di regola sufficienti a vincere la presunzione relativa di pericolosità.
  • Il Tribunale di sorveglianza ha il potere-dovere di integrare l'istruttoria, anche d'ufficio, acquisendo informazioni da Procura nazionale antimafia, Procura distrettuale e Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica; tuttavia può ritenere superflui ulteriori approfondimenti se già manca prova idonea a escludere la pericolosità.
  • La differenza tra non collaborazione per scelta e per impossibilità incide sul grado di prova richiesto: in entrambi i casi il giudice può comunque valorizzare gli elementi soggettivi nella valutazione della meritevolezza, ma la soggettività non può sostituire elementi oggettivi e verificabili.
  • In casi analoghi la difesa dovrebbe puntare su elementi fattuali e verificabili: assenza di contatti documentabili con componenti del sodalizio, tempo trascorso senza vicende correlate, riferimenti familiari stabili e controllabili, assenza di attività criminose postorie, e documentazione che smentisca dichiarazioni accusatorie significative (ad es. dichiarazioni di pentiti) quando possibile.

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