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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33756/2023 del 01/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza della Corte d'appello che lo ha confermato colpevole del reato di evasione, deducendo violazione dell'art. 157 cod. pen. per errato computo del termine di prescrizione. Sostiene che la prescrizione del reato si è estinta anteriormente alla sentenza di appello: la Corte territoriale avrebbe incrementato il termine prescrizionale per la recidiva reiterata non sulla massima pena edittale prevista per il reato (tre anni), ma sul termine generale di sei anni previsto dall'art. 157, comma 1, cod. pen., determinando così un errato differimento della decorrenza della prescrizione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso ritenendolo fondato. Ha ritenuto errato il criterio seguito dalla Corte di appello: l'aumento del termine prescrizionale dovuto alla circostanza aggravante (recidiva reiterata) deve essere calcolato sulla pena massima prevista per il reato commesso (tre anni per l'evasione) e non sul termine di sei anni di cui all'art. 157, comma 1, cod. pen. Applicando correttamente tale principio, il reato commesso il 4/3/2014 era già prescritto alla data del 18/11/2019, anteriore alla decisione impugnata; perciò la sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio perché il reato è estinto per prescrizione.

Norme richiamate

  • art. 157 cod. pen.

    Stabilisce il termine di prescrizione relativo ai reati; la Corte precisa che, quando la pena massima prevista per il reato è inferiore a sei anni e sussiste una circostanza ad effetto speciale (es. recidiva), l'incremento per tale circostanza deve essere applicato sulla pena massima dell'illecito e non sul termine di sei anni di cui al comma 1.

  • art. 23, commi 8 e 9, d.l. 28 ottobre 2020, n. 137 conv. in legge 18 dicembre 2020, n. 176

    Norma processuale citata quale quadro normativo del procedimento; la sentenza indica che il procedimento si è svolto ai sensi di tali disposizioni (riferimento alle modifiche procedurali introdotte dal decreto).

  • Giurisprudenza: Sez. 3, n. 26868 del 19/04/2019 (Rv. 276016 - 01)

    Principio consolidato richiamato: per la determinazione del tempo necessario a prescrivere, l'aumento per la circostanza ad effetto speciale va operato sulla pena massima stabilita per il reato consumato o tentato e non sul termine di sei anni previsto dall'art. 157, comma 1, cod. pen.

Massime di principio

  • Quando la pena massima prevista per un reato è inferiore a sei anni e è contestata una circostanza ad effetto speciale (es. recidiva), l'incremento del termine prescrizionale va calcolato sulla pena massima prevista per il reato e non sul termine di sei anni dell'art. 157, comma 1.
  • Il corretto computo della prescrizione richiede di partire dall'ultimo atto interruttivo e di applicare eventuali aumenti alla pena edittale massima del reato, per determinare la durata necessaria a far intervenire la prescrizione.
  • Se, applicando correttamente il criterio, la prescrizione è intervenuta prima della sentenza impugnata, la Corte di Cassazione annulla la sentenza impugnata senza rinvio per estinzione del reato per prescrizione.
  • Gli errori nel calcolo della prescrizione da parte della Corte territoriale possono costituire motivo di annullamento in sede di legittimità quando incidono sull'estinzione del reato.
  • In casi analoghi il difensore deve verificare: a) data dell'ultimo atto interruttivo; b) pena massima edittale del reato; c) presenza di circostanze ad effetto speciale e se l'incremento è stato correttamente applicato sulla pena massima.

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