Cassazione Penale, Sentenza n. 45641/2023 del 13/11/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Ricorso articolato in quattro motivi: (1) vizi di motivazione nel riconoscimento della responsabilità penale, con censura per aver ritenuto la contraffazione rilevante nonostante la presunta inidoneità ingannatoria dei beni posti in vendita (contestazione della mancata considerazione del "falso grossolano"); (2) vizio di motivazione per il diniego della circostanza attenuante di cui all'art. 62 n. 4 c.p., per la ridotta entità (56 paia di scarpe) e il presunto danno minimo alle case produttrici; (3) vizio di motivazione nel rigetto delle attenuanti generiche; (4) erronea applicazione dell'art. 53 L. 689/81 in relazione al diniego della sostituzione della pena detentiva con pena pecuniaria, posto che la Corte di appello ha negato la sostituzione esclusivamente per lo stato di indigenza dell'imputato, in contrasto con il principio stabilito dalle Sezioni Unite (n. 24476/2010); critiche anche alla mancata rateizzazione della pena pecuniaria convertita.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibili i primi tre motivi (confermando la valutazione di merito sulla responsabilità e sul mancato riconoscimento delle attenuanti, anche alla luce della giurisprudenza sul "falso" ai sensi dell'art. 474 c.p. e sulla valutazione del pregiudizio ai sensi dell'art. 62 n.4 c.p.). Ha invece accolto il quarto motivo: la sentenza impugnata è stata annullata limitatamente alla parte che ha negato la sostituzione della pena detentiva con la pena pecuniaria e rinviata per nuovo esame ad altra sezione della Corte d'appello di Messina, dovendosi attenere al principio di diritto delle Sezioni Unite che vieta di negare la sostituzione soltanto per condizioni economiche disagiate dell'imputato. Il resto del ricorso è dichiarato inammissibile.
Norme richiamate
La norma tutela la "fede pubblica" nei marchi e segni distintivi; la Corte ha richiamato l'orientamento secondo cui il reato è di pericolo e perciò non richiede l'inganno dell'acquirente, escludendo che la grossolana imperfezione degli articoli renda impossibile la configurazione del reato.
Norma citata come riferimento alle sanzioni applicate insieme all'art. 474; utilizzata nel quadro dell'imputazione originaria.
La circostanza attenuante per il valore modesto del danno è stata esclusa: la Corte ha ritenuto che 56 paia di scarpe non costituiscano un "pregiudizio lievissimo", richiamando la giurisprudenza che valuta anche gli effetti pregiudizievoli subiti dalla persona offesa e non solo il valore economico in senso assoluto.
art. 53 legge 24 novembre 1981 n. 689
Norma sulla conversione/sostituzione di pene: la valutazione della Corte centrale ha riguardato l'applicazione pratica della disciplina delle sostituzioni di pena; la Cassazione ha ritenuto errato negare la sostituzione della pena detentiva con quella pecuniaria sulla sola base dell'indigenza.
Sez. Un. n. 24476 del 22/04/2010 (dep. 30/06/2010) Rv. 247274
"La sostituzione della pena detentiva con quella pecuniaria è consentita anche in relazione a condanna inflitta a persona in condizioni economiche disagiate, ... la prognosi di inadempimento, ostativa alla sostituzione ... si riferisce soltanto alle pene sostitutive ... accompagnate da prescrizioni ... e non alla pena pecuniaria sostitutiva"
Principio vincolante: non è legittimo negare la sostituzione con la pena pecuniaria unicamente perché l'imputato è indigente; il giudice deve motivare la propria valutazione discrezionale considerando criteri dell'art. 133 c.p. e le modalità del fatto e la personalità del condannato.
Giurisprudenza di legittimità (Sez. 5, n. 5260/2013; Sez. n. 16807/2019; Sez. 4, n. 6635/2017; Sez. 4, n. 16218/2019)
Richiamate per confermare che: (a) il reato previsto dall'art. 474 c.p. è reato di pericolo e non richiede l'inganno dell'acquirente, e (b) ai fini dell'art. 62 n.4 c.p. va valutato non solo il valore economico ma anche l'evento pregiudizievole subito dalla parte offesa.
Massime di principio
- La mera indigibilità economica dell'imputato non può essere di per sé motivo per negare la sostituzione della pena detentiva con la pena pecuniaria: il giudice deve seguire il principio delle Sezioni Unite n. 24476/2010 e motivare la valutazione discrezionale secondo i criteri dell'art. 133 c.p.
- Nel reato di contraffazione (art. 474 c.p.) la configurazione del delitto non dipende necessariamente dall'inganno dell'acquirente: si tratta di un reato di pericolo volto a tutelare la fiducia pubblica nei marchi, per cui l'argomento del "falso grossolano" non esclude automaticamente la responsabilità.
- Per il riconoscimento dell'attenuante di cui all'art. 62 n.4 c.p. non conta solo il valore numerico della cosa, ma anche gli effetti pregiudizievoli subiti dalla parte offesa; somme o quantità apparentemente modeste possono comunque escludere l'attenuante se l'effetto sul soggetto passivo non è trascurabile.
- Le decisioni discrezionali del giudice in tema di pena sostitutiva devono essere sorrette da adeguata e specifica motivazione: in caso contrario la decisione può essere annullata e rinviata per nuovo esame.
- I precedenti penali o altre circostanze ostative possono legittimamente impedire il riconoscimento delle attenuanti generiche; il giudice deve indicare con chiarezza i motivi del diniego.
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