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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9317/2024 del 05/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame di Asti del 22/03/2023 che ha rigettato il riesame avverso il decreto di sequestro preventivo (26/11/2021) relativo a un appartamento fittiziamente intestato al ricorrente ma riconducibile al padre, indagato per reati connessi al traffico di stupefacenti e intestazioni fittizie. Il ricorrente deduceva: 1) violazione del dictum della Corte di cassazione (richiesta di osservanza del precedente annullamento); 2) assenza del requisito della "ragionevolezza temporale" richiesto per la confisca allargata ex art. 240-bis c.p.; 3) carenza di motivazione dell'ordinanza; 4) omessa valutazione della documentazione patrimoniale del ricorrente (travisamento della prova sui redditi dichiarati).

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto manifestamente infondato il primo motivo, ritenendo che il Tribunale del riesame avesse adeguatamente motivato la ragionevolezza temporale: l'immobile era stato acquistato cinque anni e dieci mesi prima del reato contestato al padre, ma il Tribunale ha evidenziato che padre e figlio risultavano nullatenenti all'epoca e che il padre disponeva di liquidità proveniente dall'attività illecita, mostrando continuità dell'illecito e giustificando il sequestro finalizzato alla confisca. Gli altri motivi, attinenti alla valutazione della prova e alla motivazione, sono stati considerati non sindacabili in sede di legittimità ai sensi dell'art. 325 c.p.p. La Corte ha, inoltre, posto a carico del ricorrente le spese processuali e disposto il versamento in via equitativa di euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • d.P.R. n. 309 del 1990 (Testo Unico stupefacenti), artt. 73 e 80

    art. 73, commi 1,4 e 6; art. 80, comma 2

    I reati di traffico di stupefacenti sono il fatto-reato alla base dell'accertamento dell'origine illecita dei patrimoni; la Corte utilizza la contestazione di tali reati al padre come elemento indiziario della provenienza illecita delle somme impiegate per l'acquisto dell'immobile.

  • art. 110 c.p.

    Configura la partecipazione in concorso; qui rilevante per inquadrare la posizione penale del padre e l'eventuale coinvolgimento a supporto della ricostruzione dell'origine illecita dei proventi.

  • art. 240-bis c.p. (confisca allargata)

    La confisca per sproporzione richiede verifica della 'ragionevolezza temporale' tra acquisti patrimoniali e reato: la Corte ha ritenuto che tale requisito possa essere soddisfatto anche se l'acquisto è antecedente, quando ricorrono elementi che attestano la continuità e la provenienza illecita dei redditi.

  • art. 325 c.p.p.

    Limita la cognizione della Corte di legittimità ai vizi di legge; questioni di merito e valutazione della prova (motivazione) non sono sindacabili se non emergono profili di illegittimità formale o violazioni di norme di diritto.

  • art. 616 c.p.p.

    Regola l'onere delle spese a carico del ricorrente per ricorso inammissibile; la Corte lo ha applicato per condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

  • Sentenza Sezioni Unite "Crostella"

    sent. n. 27421 del 25/02/2021

    Fornisce i criteri interpretativi sulla 'ragionevolezza temporale' per la confisca allargata; la Corte ha ritenuto che il provvedimento impugnato non contrasti con tali criteri.

  • Corte costituzionale

    sent. n. 186 del 13/06/2000

    Richiamata in tema di imputazione delle somme alla Cassa delle Ammende e di valutazione della colpa nella determinazione dell'importo da versare; la Corte ha ritenuto non sussistere motivo per escludere la sanzione equitativa.

Massime di principio

  • In ricorso di legittimità contro provvedimenti cautelari la Corte limita il sindacato ai soli vizi di diritto ex art. 325 c.p.p.; le questioni di merito e la valutazione della motivazione sono normalmente inammissibili salvo profili di illegittimità formale.
  • Nel giudizio su misure cautelari finalizzate alla confisca allargata ex art. 240-bis c.p., la 'ragionevolezza temporale' non si risolve in un mero calcolo cronologico: conta la valutazione complessiva degli indizi che attestano la continuità dell'attività illecita e la provenienza illecita dei proventi anche se l'acquisto è anteriore al reato contestato.
  • La semplice dichiarazione di redditi esigui non è di per sé idonea a escludere la fonte illecita dei patrimoni se sussistono altri elementi probatori (es. gestione esclusiva dell'immobile da parte dell'indagato ritenuto percettore del provento illecito, elementi investigativi sulla disponibilità di liquidità).
  • Sentenze non definitive sul punto penale possono avere rilievo argomentativo, ma non vincolano automaticamente il giudizio cautelare che segue regole e limiti cognitivi propri.
  • Se si impugna un provvedimento cautelare in Cassazione, è preferibile concentrarsi su profili di diritto e carenze motivazionali formali (violazioni normative, insufficiente motivazione riguardo ai presupposti legali) piuttosto che su una rinnovata valutazione delle prove di merito.

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