Sentenza n. 8849/2026 - Roma, Sezione 5Q
per l'ottemperanza della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, Sez. Quinta Quater, n. 1673/2026, pubblicata il 28.01.2026.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: comportamento elusivo del giudicato consistente nella convocazione della ricorrente e nella richiesta di nuova documentazione finanziaria dopo l’annullamento del diniego del visto
Esito
Favorevole al ricorrente (richiedente visto)
Prevale il privato
La controversia
La ricorrente ha promosso il giudizio di ottemperanza alla sentenza del TAR Lazio n. 1673/2026, che aveva annullato il diniego del visto d’ingresso per motivi di studio emesso dal Consolato d’Italia a Istanbul, chiedendo il riesercizio del potere entro un termine compatibile con la scadenza per l’immatricolazione, nonché la fissazione di un’astreinte e la nomina di un commissario ad acta. Nel corso del giudizio l’Amministrazione ha comunicato di avere convocato la ricorrente. La ricorrente ha dedotto che la sentenza da eseguire aveva accertato la sussistenza del requisito economico e aveva annullato il diniego per eccesso di potere; pertanto, la richiesta di nuova documentazione finanziaria risultava incompatibile con il giudicato, mentre nessun colloquio era stato imposto dalla precedente sentenza.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso. Ha ritenuto legittima, in astratto, la nuova convocazione della ricorrente quale modalità di riesercizio del potere, ma ha giudicato elusiva del giudicato la richiesta di nuova documentazione finanziaria, poiché la sentenza da eseguire aveva già stabilito che il requisito economico risultava sussistente. Tale accertamento produce un effetto conformativo vincolante per l’Amministrazione e non può essere rimesso in discussione nel nuovo esercizio del potere. Il visto deve quindi essere rilasciato, salvo eventuali ragioni ostative di pubblica sicurezza o altri profili diversi da quelli esaminati nel precedente giudizio, non emergenti dagli atti. L’Amministrazione deve provvedere entro sette giorni dalla comunicazione o notificazione della sentenza. In caso di ulteriore inerzia, è stato nominato commissario ad acta il Capo dell’Ufficio Unità per i Visti della DGIEPM, con facoltà di delega, affinché dia integrale e sollecita esecuzione alla sentenza, tenendo conto della scadenza del termine per l’immatricolazione. Le spese, pari a euro 1.000 oltre accessori, sono state poste a carico dell’Amministrazione.
Norme richiamate
Disciplina il giudizio di ottemperanza, nell’ambito del quale il giudice verifica l’esecuzione del giudicato e adotta le misure necessarie per assicurarla.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003
Costituisce, unitamente alla normativa europea in materia di protezione dei dati personali, il presupposto per l’oscuramento delle generalità della parte interessata.
artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679
Richiamati quale fondamento della tutela dei dati personali e dell’oscuramento delle generalità nel provvedimento.
Massime di principio
- Nel giudizio di ottemperanza, l’Amministrazione deve riesercitare il potere nel rispetto degli accertamenti contenuti nel giudicato, i quali producono un effetto conformativo vincolante e non possono essere nuovamente posti in discussione.
- È elusivo del giudicato il comportamento dell’Amministrazione che, dopo l’annullamento di un diniego fondato sull’insussistenza di un requisito, richieda nuovamente la prova del medesimo requisito già ritenuto sussistente dalla sentenza da eseguire.
- La convocazione dell’interessato può costituire una modalità legittima di riesercizio del potere, purché non sia utilizzata per rimettere in discussione accertamenti coperti dal giudicato.
- Nel giudizio di ottemperanza il giudice può ordinare all’Amministrazione di provvedere entro un termine determinato e nominare sin d’ora un commissario ad acta per il caso di ulteriore inerzia, anche modulando l’esecuzione in funzione di una scadenza imminente rilevante per l’interessato.
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