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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32376/2025 del 01/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Ministero impugnava l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Bologna che aveva respinto i reclami del Procuratore della Repubblica e del DAP contro la decisione del magistrato di sorveglianza di Reggio Emilia che aveva autorizzato il detenuto Alfonso Iacolare a svolgere colloqui "intimi" visivi con la moglie senza controllo a vista. Il ricorso per cassazione contestava la violazione e falsa applicazione dell'art. 35-bis Ord. pen. e della normativa penitenziaria in relazione alla sentenza n.10/2024 della Corte costituzionale, deducendo: a) l'impossibilità pratica e strutturale degli istituti penitenziari di garantire immediatamente colloqui intimi; b) la necessità di tempi e risorse per adeguare le strutture, con richiamo all'ordine di attuazione ordinata indicato dalla Corte costituzionale; c) l'ostatività derivante dalla condanna per reati ex art. 4-bis e dalla documentazione della D.D.A. di Napoli che avrebbe attestato la perdurante pericolosità sociale e l'appartenenza del detenuto al clan dei Casalesi (fazione Bidognetti); d) l'opportunità, alternativamente, di valutare la concessione di un permesso premio considerata la residua pena; e) la genericità e l'impossibilità di adempiere entro il termine di 60 giorni per ragioni logistiche.

La decisione

Il ricorso è stato respinto. La Corte ha ritenuto applicabile la pronuncia della Corte costituzionale n.10/2024 che ha dichiarato l'illegittimità dell'art. 18 Ord. pen. nella parte che non prevede colloqui senza controllo a vista, riconoscendo il diritto all'affettività del detenuto e stabilendo che il divieto assoluto può essere derogato solo per "ragioni di sicurezza o esigenze di mantenimento dell'ordine e della disciplina", per comportamento scorretto del detenuto o per ragioni giudiziarie. La Corte ha affermato la ammissibilità del ricorso ex art. 35-bis Ord. pen. in materia di diritto soggettivo e la legittimità dell'ordine del magistrato di sorveglianza ai sensi dell'art. 69 L. 354/75. Sulla base degli elementi di fatto il Tribunale di sorveglianza aveva adeguatamente motivato l'assenza di ostativi: regolare condotta del detenuto, lavoro in carcere, contributi ad associazioni vittime della mafia, assenza di concreti elementi di attuale pericolosità; le obiezioni logistiche del Ministero sono risultate generiche. Si è inoltre rilevato che il DAP ha successivamente avviato l'adozione di linee guida operative per l'attuazione della sentenza costituzionale. Non è stata disposta condanna alle spese processuali essendo la parte ricorrente pubblica.

Norme richiamate

  • art. 18 Ord. pen. (ordinamento penitenziario)

    nella parte in cui non prevede che la persona detenuta possa essere ammessa a svolgere i colloqui con il coniuge, la parte dell'unione civile o la persona con lei stabilmente convivente, senza il controllo a vista del personale di custodia

    La Corte costituzionale ha ritenuto illegittima la parte che impedisce automaticamente colloqui senza controllo a vista; il divieto assoluto è una compressione ingiustificata della dignità e delle relazioni affettive, ammessa deroga solo per concrete ragioni di sicurezza, ordine, comportamento del detenuto o esigenze giudiziarie.

  • art. 35-bis Ord. pen.

    Il ricorso ex art. 35-bis è ammissibile quando si tratta di tutela di un diritto soggettivo del detenuto (diritto all'affettività/colloqui intimi) e può essere azionato per ottenere l'esecuzione del diritto medesimo.

  • art. 69 L. 354/75

    Consente al magistrato di sorveglianza di ordinare all'Amministrazione penitenziaria provvedimenti necessari per l'esecuzione dei diritti del detenuto; l'ordine di adeguamento dei colloqui intimi rientra in tale potere.

  • art. 4-bis Ord. pen.

    La sussistenza di una condanna per reati 4-bis non determina automaticamente l'ostatività alla concessione dei colloqui intimi: è richiesta una valutazione concreta e aggiornata della pericolosità sociale.

  • art. 27 Cost., art. 117 Cost., art. 8 CEDU

    La limitazione delle relazioni affettive pone questioni costituzionali e di conformità alla CEDU: la restrizione deve essere proporzionata e giustificata da motivi concreti.

Massime di principio

  • Il diritto del detenuto a colloqui intimi senza controllo a vista è riconosciuto come diritto soggettivo quando non sussistono concrete ragioni di sicurezza, ordine, comportamento scorretto del detenuto o esigenze giudiziarie.
  • La sola condanna per reati ostativi (es. 4-bis) non vale di per sé come prova della perdurante pericolosità: il giudice deve valutare fatti attuali e concreti sulla pericolosità sociale.
  • Le obiezioni organizzative o logistiche dell'Amministrazione penitenziaria devono essere specifiche e documentate; rilievi generici non giustificano il diniego o il mancato adempimento entro termini ordinati dal magistrato.
  • Il magistrato di sorveglianza può ordinare all'Amministrazione l'adozione di misure necessarie (art. 69 L.354/75) per assicurare l'esercizio del diritto, e il ricorso del detenuto ex art. 35-bis è un rimedio praticabile.
  • Le amministrazioni penitenziarie sono tenute a pianificare e adottare linee guida operative per adeguare le strutture alle esigenze riconosciute dalla giurisprudenza costituzionale; i tempi possono essere ragionevoli ma richiedono motivazione se dilazionati.
  • In giudizi successivi la documentazione di buona condotta del detenuto (lavoro carcerario, impegni sociali, assenza di elementi aggiornati di pericolosità) rafforza la posizione a favore della concessione dei colloqui intimi.

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