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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32363/2025 del 01/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza che aveva rigettato la domanda di riparazione per ingiusta detenzione relativa al periodo di custodia cautelare dal 21/07/2018 al 10/01/2022 (capo di imputazione ex art.74, d.P.R. 9/10/1990, n.309). Deduceva violazione dell'art.314 cod.proc.pen., contestando che i comportamenti ascritti (acquisto online di semi di canapa e la circostanza, non contestata in primo grado, di essere coltivatore) fossero rilevanti: sosteneva che l'acquisto di semi fosse lecito e che l'assoluzione definitiva escludeva la sua appartenenza a un sodalizio, per cui tali condotte non avrebbero potuto causare la detenzione subita.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che il giudice della riparazione, ai sensi della giurisprudenza consolidata, può compiere una valutazione ex ante autonoma sugli elementi fattuali emersi nel processo per stabilire se il richiedente abbia dato causa alla detenzione con dolo o colpa grave. La Corte ha ritenuto corretta la motivazione della Corte territoriale che aveva valorizzato fatti non smentiti (messa a disposizione di un account e relative credenziali a un collaboratore di giustizia, utilizzo per ordinativi di semi di canapa e ricezione della maggior parte delle consegne presso la sua abitazione, nonché la qualità di coltivatore) come idonei a generare l'apparenza del suo coinvolgimento nel traffico di stupefacenti e quindi a integrare la causa ostativa della colpa grave. Conseguentemente il ricorso è stato respinto e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e delle spese di costituzione e difesa del Ministero resistente.

Norme richiamate

  • art. 74, d.P.R. 9 ottobre 1990, n.309

    art.74, d.P.R. 9 ottobre 1990, n.309

    Richiamata come la norma penale in relazione all'imputazione originaria (traffico di stupefacenti) rispetto alla quale sono emersi fatti di riferimento (acquisto e custodia di semi/merce) anche se poi è intervenuta l'assoluzione.

  • art. 315 cod.proc.pen.

    Richiamato per individuare la competenza del giudice adito in sede di riparazione (la Corte d'appello come giudice della domanda di riparazione).

  • art. 314 cod.proc.pen.

    Norma invocata dal ricorrente nel motivo di cassazione; la Corte ha valutato la lamentata violazione nell'ambito dell'accertamento della colpa grave come causa ostativa alla riparazione.

  • art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod.proc.pen.

    art.606, comma 1, lett.b) ed e), cod.proc.pen.

    Citate come criterio di esercizio del ricorso per cassazione (motivi di legittimità dedotti dal ricorrente).

Massime di principio

  • Nel giudizio per la riparazione dell'ingiusta detenzione il giudice opera una valutazione autonoma ex ante sugli elementi fattuali del processo per stabilire se il richiedente abbia dato causa alla detenzione con dolo o colpa grave; tale valutazione è distinta dall'accertamento penale della responsabilità.
  • L'assoluzione penale non determina automaticamente il diritto all'indennizzo: possono sussistere comportamenti extra- o processuali del detenuto (es. condotte imprudenti, contiguità con soggetti coinvolti nel reato, disponibilità a custodire merci riconducibili al traffico) che integrano la causa ostativa della colpa grave.
  • Per escludere l'indennizzo è sufficiente che i fatti, anche se non qualificati come reato in sede penale, abbiano creato l'apparenza della colpevolezza e si siano posti in rapporto sinergico con l'adozione della misura cautelare.
  • Il giudice della riparazione deve motivare specificamente l'attribuzione della colpa grave, valutando compiutamente tutti gli elementi probatori disponibili e spiegando il nesso causale tra i comportamenti dell'istante e la detenzione.
  • Condotte ambigue come fornire credenziali per acquisti, ricevere consegne riconducibili a soggetti indagati e ospitare merci possono essere valutate come indizi idonei a giustificare l'apparenza di coinvolgimento in attività illecite e dunque precludere la riparazione.

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