Cassazione Penale, Sentenza n. 23685/2025 del 24/06/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione della sentenza del 07/03/2025 che confermava la condanna per vari episodi di furto commessi negli spogliatoi del Policlinico Universitario di Messina. Unico motivo di ricorso articolato in due censure: (i) mancata motivazione sulla ritenuta sussistenza della circostanza aggravante prevista dall'art. 625, comma 1, n. 2 c.p. (aggravante per violenza sulle cose); (ii) censura generica sull'affermazione di responsabilità dell'imputato.
La decisione
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che la censura sull'affermazione di responsabilità fosse costituita da assunti generici privi di concreto confronto argomentativo con le ragioni della decisione impugnata. Quanto all'aggravante di cui all'art. 625, comma 1, n. 2 c.p., la Corte ha rilevato che tale motivo di appello riguardava un punto estraneo al decisum di primo grado (la sentenza di primo grado aveva riconosciuto soltanto l'aggravante di cui al n. 7 dell'art. 625 c.p. e non quella riferita alla violenza sulle cose), per cui non era necessario fornire una risposta. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento, ritenuto equo, di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 625, comma 1, n. 2, cod. pen.
Si riferisce all'aggravante per violenza sulle cose; la Corte conclude che la doglianza su tale aggravante era estranea al decisum di primo grado (la sentenza di primo grado non aveva riconosciuto tale aggravante) e pertanto la Corte suprema non ha dovuto esaminare la questione.
L'aggravante indicata al n. 7 era quella effettivamente riconosciuta dalla sentenza di primo grado; la Corte d'appello ha confermato la condanna facendo riferimento a tale aggravante.
art. 611 cod. proc. pen. (nella formulazione riformata dal d.lgs. n. 150/2022)
Norma procedurale che permette il trattamento del ricorso in camera di consiglio; applicata perché il ricorso è stato proposto dopo il 30/06/2024.
Massime di principio
- Le censure in Cassazione devono essere specifiche e corredate da un confronto argomentativo con le motivazioni della decisione impugnata; affermazioni generiche sono causa tipica di inammissibilità.
- Non è censurabile in sede di legittimità un punto che non è stato effettivamente deciso nel giudizio di merito: se la sentenza di primo grado non ha riconosciuto una determinata aggravante, un motivo che la contesta può risultare estraneo al decisum.
- Prima di proporre ricorso contro l'applicazione di un'aggravante, verificare che la stessa sia stata espressamente adottata nella motivazione della sentenza impugnata.
- Gli appelli e i ricorsi introdotti dopo il 30/06/2024 possono essere trattati in camera di consiglio ai sensi dell'art. 611 c.p.p. riformato; occorre predisporre argomentazioni chiare e sintetiche data la modalità di trattazione.
- Il rigetto o la dichiarazione di inammissibilità del ricorso può comportare condanne per le spese processuali e, in casi previsti, il pagamento di somme a favore della Cassa delle ammende; valutare il rischio processuale prima di proporre ricorso infondato o vago.
- In sede di impugnazione è fondamentale indicare con precisione i punti della motivazione che si ritengono viziati e spiegare perché il vizio incide sulla decisione di merito.
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