Cassazione Penale, Sentenza n. 37436/2025 del 17/11/2025
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Ricorso avverso l'ordinanza del 05/12/2024 della Corte di appello di Bari che aveva respinto la richiesta di riparazione per ingiusta detenzione avanzata da Touami Athmane, detenuto dal 04/03/2021 al 18/05/2023 sulla base di indagini per i reati indicati negli artt. 270-bis e 270-sexies c.p., poi assolto con sentenza definitiva perché il fatto non sussiste. Il ricorrente deduce violazione dell'art. 606, comma 1, lett. e) c.p.p. contestando che la Corte territoriale abbia ritenuto l'esistenza di una condotta dolosa o gravemente colposa ostativa alla riparazione ai sensi dell'art. 314 c.p.p., pur fondandosi su elementi che erano stati esclusi o ritenuti non probatori dal giudice di merito (es.: intercettazioni travisate, frequentazioni e rapporti familiari non sintomatici di estremismo, valutazioni errate circa documenti falsi e attività sul web).
La decisione
La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato: ha annullato l'ordinanza della Corte di appello di Bari e ha disposto il rinvio per un nuovo esame. La Corte di cassazione ha motivato che il giudice della riparazione deve valutare autonoma e logicamente la sussistenza delle condizioni per l'indennizzo, ma non può dare decisivo rilievo a circostanze già escluse o ritenute non probatorie nel giudizio di merito. Nel caso concreto la Corte d'assise aveva escluso che le intercettazioni, le frequentazioni (anche la moschea di Finsbury Park), i rapporti con i fratelli e l'attività sul web configurassero adesione all'estremismo; inoltre autorità giudiziarie straniere avevano escluso collegamenti con il terrorismo. Pertanto la Corte territoriale ha erroneamente basato il diniego su fatti che il giudice di merito aveva ritenuto irrilevanti o non provati. La causa è rinviata alla Corte di appello di Bari perché valuti, conformemente ai criteri indicati dalla Cassazione, se sussistano condotte dolose o gravemente colpose attribuibili al ricorrente e il loro nesso causale con la detenzione.
Norme richiamate
Norma penale richiamata quale fattispecie in relazione alla quale il ricorrente era indagato; utilizzata nel quadro delle esigenze cautelari e dell'istruttoria penale, non come criterio nel giudizio di riparazione se il fatto è stato escluso dal giudicato.
Ulteriore norma penale collegata all'accusa di matrice terroristica; la Cassazione rileva che se il giudice di merito ha escluso fattispecie o elementi probatori, il giudice della riparazione non può fondarsi su quelle stesse circostanze.
Norma che disciplina la riparazione per ingiusta detenzione: riconoscimento dell'indennizzo salvo che il richiedente abbia dato causa alla detenzione con dolo o colpa grave; la Corte precisa i criteri di valutazione della sussistenza di tale causa.
art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.
Motivo di ricorso per cassazione invocato dal ricorrente (violazione di norme sulla motivazione o criteri decisionali); la Corte ha ritenuto che vi fosse violazione del corretto iter logico-giuridico nell'ordinanza impugnata.
Norma procedurale richiamata per il trattamento del ricorso; menzionata in relazione alla trattazione del ricorso stesso (procedura di discussione).
Delitto di fabbricazione/possesso di documenti falsi menzionato nella motivazione della Corte territoriale; la Cassazione ricorda che una condanna per tale reato, specie se collegata alla condizione di straniero irregolare, non è di per sé indice sufficiente di appartenenza ad ambienti terroristici e non può automaticamente escludere il diritto alla riparazione senza adeguata motivazione sul nesso causale.
Massime di principio
- Il giudice della riparazione per ingiusta detenzione esercita un sindacato di legittimità sulla correttezza del ragionamento logico-giuridico del giudice di merito, ma non può ignorare gli accertamenti definitivi del giudice della cognizione: non può attribuire importanza decisiva a circostanze già escluse o ritenute non provate dal giudice di merito.
- Per negare la riparazione occorre motivare specificamente la sussistenza di dolo o colpa grave del richiedente e il nesso causale tra tale condotta e la determinazione della detenzione; la mera convivenza di indizi non basta se alcuni di essi sono stati esclusi nel giudizio penale.
- Nel giudizio di riparazione il controllo è "ex ante" rispetto all'effetto prodotto dalle condotte dell'imputato sulla formazione della falsa apparenza di illiceità: il giudice deve stabilire se le condotte abbiano creato, anche in concorso con errori altrui, l'apparenza di configurabilità del reato.
- Una sentenza di assoluzione perché "il fatto non sussiste" o per ragione di dubbio rileva anche ai fini del giudizio di riparazione: il dubbio che ha determinato l'assoluzione esclude che l'elemento su cui si fondava l'indizio possa essere ritenuto effettivamente esistente.
- Valutazioni di autorità giudiziarie straniere e la concreta contestualizzazione di elementi come frequentazioni, conversazioni intercettate o uso del web devono essere adeguatamente considerate; responsabilità o pericolosità non possono essere dedotte automaticamente da singoli elementi decontestualizzati (es. possesso di documenti falsi in situazione di irregolarità).
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