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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21702/2026 del 12/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugna la conferma della condanna per il reato di cui all'art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, deducendo un duplice travisamento del fatto: a) la quantità di sostanza stupefacente è stata valutata come certamente superiore a quella reale (si evidenzia confusione tra valore indicato come 1,362 chili e il riferimento al principio attivo di 1,362 grammi); b) la sentenza avrebbe indicato l'esistenza di "dosi già confezionate" come indice di spaccio quando in realtà era stato rinvenuto un vasetto con un involucro in cellophane, non confezioni predisposte alla vendita. Inoltre il ricorrente censura la motivazione rispetto alla divergenza di peso tra il risultato dei Carabinieri di Cardeto (36 grammi netti) e quello del R.I.S. di Messina (22,696 grammi), differenza di 13,304 grammi che potrebbe suggerire scambio o errore nella catena di custodia/pesatura. Infine, si contesta il diniego delle circostanze attenuanti generiche e la misura della pena.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato la sentenza impugnata con rinvio per nuovo giudizio. La Suprema Corte ha rilevato vizi decisivi nella motivazione della Corte d'appello: confusione tra quantità lorda di marijuana e dato relativo al solo principio attivo; inesistenza di elementi probatori idonei a provare l'esistenza di "dosi già confezionate"; insufficiente giustificazione della significativa divergenza di peso tra le pesature (36 g vs 22,696 g), che richiede approfondimenti per accertare l'identità della sostanza e la reale misura dello stupefacente. Per tali ragioni la sentenza è stata annullata con rinvio per nuovo esame.

Norme richiamate

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 73, comma 5

    art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    La norma sanziona il traffico di sostanze stupefacenti. La Cassazione evidenzia che, ai fini della configurazione del reato e della sua gravità, è essenziale una corretta determinazione della quantità di sostanza e degli indici che ne dimostrino la destinazione allo spaccio (es. confezionamento in dosi). Dunque la valutazione delle quantità e della destinazione richiede prova chiara, coerente e non contraddittoria

Massime di principio

  • Per configurare la destinazione allo spaccio non è sufficiente il mero rinvenimento di stupefacente: occorrono indici specifici e provati (confezionamento in dosi, strumenti per il confezionamento, elementi di cessione) o una quantità tale da escludere l'uso personale.
  • La quantificazione della sostanza deve essere chiara e coerente: confondere la quantità lorda con il solo principio attivo può determinare un errore materiale rilevante e viziare la decisione.
  • Differenze apprezzabili tra pesature effettuate in momenti e da soggetti diversi (es. forze di polizia vs R.I.S.) richiedono un'istruttoria supplementare per verificare l'identità della sostanza, la catena di custodia e la correttezza degli strumenti di misura; spiegazioni generiche non sono sufficienti.
  • L'assenza di elementi probatori del confezionamento in dosi impedisce di considerare automaticamente tale elemento come indice di spaccio; il giudice deve motivare con riferimenti precisi agli atti.
  • In caso di vizi motivazionali rilevanti su punti decisivi (quantificazione della droga, indici di spaccio, divergenze probatorie), la decisione va annullata con rinvio per consentire un nuovo esame e gli approfondimenti necessari.

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