Sentenza n. 4694/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 7
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: sentenza del TAR Lazio che aveva accolto l’azione avverso il silenzio-inadempimento e nominato un commissario ad acta
Esito
Favorevole al ricorrente (ministero)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La richiedente aveva proposto davanti al TAR Lazio un’azione ai sensi degli artt. 31 e 117 c.p.a. per ottenere l’accertamento del silenzio-inadempimento del Ministero dell’Istruzione e del Merito sulla propria istanza di riconoscimento di un titolo conseguito all’estero. Il TAR aveva accolto il ricorso e nominato un commissario ad acta. Il Ministero ha appellato deducendo l’errata ricostruzione dei fatti e l’ingiustificata condanna per omessa attività amministrativa, evidenziando che, prima della camera di consiglio fissata per la decisione di primo grado, l’Amministrazione aveva già adottato un provvedimento espresso sull’istanza, ricevuto dall’interessata tramite il portale dedicato. Secondo l’appellante, tale sopravvenienza avrebbe dovuto comportare la declaratoria di improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, anziché il suo accoglimento. Il provvedimento espresso, pur successivo alla notifica del ricorso, non era stato comunicato al TAR da nessuna delle parti.
La decisione
Il Consiglio di Stato ha accolto l’appello, riformando la sentenza del TAR. Ha rilevato che l’istanza era stata definita con un provvedimento espresso dopo la notifica del ricorso di primo grado, ma prima della discussione della causa. Poiché l’azione contro il silenzio presuppone l’attualità dell’inerzia amministrativa, l’adozione del provvedimento espresso ha fatto venir meno l’interesse alla decisione sul silenzio e imponeva la declaratoria di improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse. Le spese di entrambi i gradi sono state compensate, considerando il contegno processuale di entrambe le parti, che non avevano rappresentato al giudice di primo grado l’intervenuta adozione del provvedimento espresso.
Norme richiamate
L’azione contro il silenzio presuppone la persistenza dell’inerzia amministrativa al momento della decisione; se l’Amministrazione provvede con un atto espresso prima della discussione, viene meno l’interesse alla decisione sul silenzio.
Nel rito avverso il silenzio, l’adozione sopravvenuta di un provvedimento espresso sulla domanda dell’interessato determina l’improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, anziché l’accoglimento dell’azione.
Massime di principio
- Nell’azione avverso il silenzio della pubblica amministrazione, l’adozione di un provvedimento espresso sulla domanda dell’interessato dopo la notifica del ricorso, ma prima della discussione della causa, fa venir meno l’attualità dell’inerzia e comporta la declaratoria di improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse.
- La sopravvenienza del provvedimento espresso deve essere valutata dal giudice anche quando l’Amministrazione abbia provveduto soltanto dopo l’instaurazione del giudizio e prima della sua decisione; in tale situazione non è più possibile accogliere l’azione contro il silenzio né mantenere le misure conseguenti, come la nomina del commissario ad acta.
- Ai fini della regolazione delle spese nel giudizio divenuto improcedibile per sopravvenienza, il giudice può considerare, oltre alla soccombenza virtuale, il comportamento processuale delle parti, inclusa l’omessa comunicazione dell’adozione del provvedimento espresso.
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