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Cassazione Penale, Ordinanza n. 03546/2025 del 28/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello che aveva confermato la condanna pronunciata dal tribunale per il delitto tributario di omessa dichiarazione/dichiarazione infedele ex D.Lgs. 74/2000, in relazione alla dichiarazione annuale IVA per l'anno d'imposta 2014, contestata in qualità di amministratore di una società a responsabilità limitata. I motivi dedotti riguardavano, in sostanza, l'insussistenza della responsabilità personale dopo le dimissioni dalla carica nel luglio 2014, con subentro di altro soggetto, e l'assenza dell'elemento soggettivo del reato. La Cassazione ha rilevato che le censure erano in parte meramente ripetitive di quelle già esaminate e disattese dal giudice di merito e, per il resto, generiche, perché non confrontavano adeguatamente la motivazione della Corte territoriale sulla sostanziale irrilevanza del formale subentro, alla luce di plurimi elementi indicativi della perdurante gestione di fatto della società da parte del ricorrente.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle Ammende. La decisione di merito resta quindi ferma: permane la conferma della condanna per il reato tributario contestato, poiché i rilievi difensivi non hanno scalfito la motivazione della sentenza impugnata. La Corte ha valorizzato, tra gli altri, la presenza dell'imputato al verbale di constatazione dell'Agenzia delle Entrate come parte, legale rappresentante e firmatario, la sua individuazione nell'avviso di accertamento, la presentazione della dichiarazione dei redditi 2015 e la visura camerale che continuava a indicarlo amministratore unico.

Norme richiamate

  • art. 4 d.lgs. 74/2000

    È la norma incriminatrice richiamata per il reato tributario contestato; la Corte non ne sviluppa il contenuto astratto, ma la assume quale base della condanna confermata in appello.

  • art. 616 c.p.p.

    È la norma applicata per la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle Ammende a seguito della declaratoria di inammissibilità del ricorso.

Massime di principio

  • In sede di legittimità sono inammissibili le censure che si limitano a riproporre questioni già dedotte e motivatamente disattese dal giudice di merito, senza confrontarsi specificamente con la ratio decidendi della sentenza impugnata.
  • La deduzione del mero subentro formale di altro soggetto nella carica societaria non è di per sé decisiva per escludere la responsabilità dell'ex amministratore, se la motivazione di merito valorizza elementi univoci della perdurante gestione di fatto da parte dell'imputato.
  • La prova della qualità di amministratore o gestore di fatto può essere desunta da una pluralità di elementi documentali e fattuali concordanti, la cui valutazione di merito non è sindacabile in cassazione se sorretta da motivazione non illogica.
  • La doglianza sull'elemento soggettivo è inammissibile quando non si confronta con gli specifici elementi di fatto posti dal giudice di merito a base dell'affermazione di responsabilità.

Come è indicizzato

MaterieDichiarazione infedeleImpugnazioni
RamiReati tributariProcesso penale

Testo integrale

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