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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15944/2024 del 17/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione per violazione di legge e manifesta illogicità della motivazione per il mancato riconoscimento della causa di esclusione della punibilità di cui all'art. 131-bis c.p. Il ricorrente deduce che, essendo incensurato, avendo dimostrato inesperienza, possedendo solo 1,7 grammi di eroina (circa 7 dosi), con modesto lucro e non abitualità della condotta, doveva essere riconosciuta la non punibilità per particolare tenuità del fatto.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte di Cassazione ha ritenuto infondato il motivo: pur escludendo che la sola pericolosità intrinseca della droga impedisca automaticamente l'applicazione dell'art. 131-bis, ha condiviso la valutazione della Corte d'appello che ha escluso la tenuità in presenza di elementi oggettivi indicativi di "certa professionalità": il rinvenimento di 7 dosi già confezionate e dal peso equivalente, occultate negli slip, la cessione in flagranza di una dose, il rinvenimento domestico di un bilancino di precisione e di materiali atti al confezionamento (buste di cellophane corrispondenti alle confezioni trovate). Tali circostanze, considerate alla luce dei criteri di cui all'art. 133 c.p., giustificano il diniego della causa di esclusione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 131-bis cod. pen.

    Causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte ha valutato che può essere negata quando, nonostante la modesta quantità, le circostanze e le modalità dell'azione denotino una certa professionalità incompatibile con la tenuità.

  • art. 133, comma 1, cod. pen.

    Criteri per l'individualizzazione della pena richiamati dall'art. 131-bis. La Corte ha applicato i criteri (natura, specie, mezzi, modalità dell'azione ecc.) per valutare la rilevanza delle circostanze e motivare il diniego della non punibilità.

  • art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    Norma che disciplina il delitto relativo a droghe pesanti nella forma del comma 5; la Corte ha precisato che la pericolosità intrinseca della sostanza non esclude per sé l'applicazione dell'art. 131-bis, ma tale pericolosità va considerata insieme alle modalità della condotta.

  • art. 62, n. 4, cod. pen.

    Circostanza attenuante riconosciuta dalla Corte d'appello e richiamata nella fase di rideterminazione della pena per il reato contestato.

Massime di principio

  • La mera modesta quantità di stupefacente non garantisce automaticamente il riconoscimento della non punibilità ex art. 131-bis: il giudice valuta anche modalità, strumenti e circostanze che possono indicare attività di spaccio professionale.
  • Elementi come dosi già confezionate, bilancino di precisione, materiali per il confezionamento e occultamento delle dosi sono indici forti di professionalità e possono precludere l'applicazione della causa di non punibilità anche per quantità contenute.
  • La natura 'pesante' della sostanza (es. eroina, cocaina) non esclude automaticamente l'art. 131-bis: il giudice deve effettuare una valutazione complessiva secondo i criteri dell'art. 133 c.p.
  • Fattori favorevoli al riconoscimento della tenuità (incensuratezza, modesto lucro, non abitualità) sono rilevanti ma possono essere prevalsi da elementi concreti che indicano organizzazione o professionalità dell'illecito.
  • Per avere chance di successo in ricorsi simili è necessario dimostrare l'assenza di elementi oggettivi di confezionamento/ocultamento/strumenti e riportare elementi probatori che attestino l'assenza di attività di spaccio abituale e l'effettiva marginalità del profitto.

Testo integrale

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